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VDGG Merlin Atmos


Esoteric Antenna, 2 febbraio 2015 (registrato in concerto nel giugno 2013)


CD1: 
Flight  (21:30) 
Lifetime  (5:11) 
All That Before  (7:46)
Bunsho  (5:48) 
A Plague of Lighthouse Keepers  (24:05) 
Gog  (6:39) 

CD2: 
Interference Patterns  (4:28)
Over the Hill  (12:36)
Your Time Starts Now  (4:14)
Scorched Earth  (10:14)
Meurglys III, The Songwriter's Guild  (15:24)
Man-Erg  (11:30)
Childlike Faith in Childhood's End  (12:37) 

registrato durante il tour europeo del giugno 2013, da:

Peter Hammill - voce, chitarra, tastiere
Hugh Banton - organo, pedali basso
Guy Evans - batteria 

Non esiste band più allergica al successo dei Van Der Graaf Generator. Non si spiegherebbero altrimenti scelte assolutamente non commerciali (quando non suicide) come quella di portare in tour la suite di Flight, già difficile da seguire su disco (A Black Box di Peter Hammill, 1980), decisamente dispersiva dal vivo, in trio senza l'ausilio del sax. Non paghi, l'altra suite è quella di A Plague Of Lighthouse Keeper, da Pawn Hearts (1971), un brano la cui complessità è però ripagata dalla popolarità fra il pubblico. Prima del tour del 2013 il brano era stato eseguito solo una volta alla TV belga, che l'aveva pretesa in occasione di una trasmissione live.
Tutti gli altri brani non sono meno che perfetti. Una grande testimonianza del trio.

All the tracks are not short of perfection. A great evidence of the trio.

consiglio per l'acquisto: per tutti gli spettatori del tour del 2013

rating del recensore: ★★★★½


Van Der Graaf Generator, tour 2013


Si è concluso il 5 luglio nella Piazza Duomo di Pistoia il tour 2013 del trio, un tour diverso e coraggioso, per aver messo in scaletta ben due suite praticamente inedite dal vivo: A Plague of Lighthouse Keepers è stata suonata non molto più di una volta (alla TV belga), mentre Flight è un brano della discografia solista di Peter. Riportiamo la recensione dell'ultimo show, dal racconto del Pistoia Blues Festival di BEAT: 


Difficile avere uguali aspettative per la serata successiva, con i sempreverdi Van Der Graaf Generator, e l'idolo dei ventenni nostrani Steven Wilson, il nerd del neo-prog. Costretti dai capricci del giovane Wilson ad aprire quando ancora il sole splende, la intima "musica da camera" dei tre grandi vecchi, Peter, Guy e Hugh, fatica a prendere in un ambiente grande come Piazza Duomo. È l'ultimo show di un tour coraggioso, in cui i tre musicisti hanno messo in repertorio per la prima volta due suite intense e non facili, Flight e A Plague of Lighthouse Keepers. Il suono è spigoloso, la voce di Peter sofferente, ed il grosso del lavoro in assenza del sax di sicura presa di David Jackson (purtroppo non più nella band) viene eseguito da Guy Evans, un batterista potente e raffinato. Flight è un po' freddo per l'ambiente, ed il gruppo trova il tocco nella Lighthouse Keepers dal leggendario Pawn Hearts, suonata proprio al tramonto, anche se la mancanza della parte di Jaxon è evidente. Non ci sono bis perché il tempo rimasto è di Pierino-la-peste-Wilson, solo un momento per il commovente commiato di Hammill.


Adesso cosa? Lo abbiamo chiesto a Guy, che ci ha risposto: "Non ne ho nessuna idea, neanche il minimo indizio. Ci troveremo a cena la prossima settimana, noi della band, e decideremo qual è il prossimo passo". 
Io dico un album dal vivo, e voi? 

(in foto Guy con il sottoscritto, la giornalista musicale e scrittrice Eleonora Bagarotti, ed il big boss della security Silvano Martini) 

Peter Hammill Italian Tour 2012


Setlists:

Trieste, Teatro Miela 10/05/2012

The Siren Song(Van der Graaf 'song)
Too many of my Yesterdays
Just good friends
Bravest Face
Time Heals
Comfortable
Shingle Song
Central Hotel
Stumbled
Amnesiac
Patient
Faculty X
The Mercy
A Better Time
A Run of Luck
Traintime
Encore: Modern

Schio, Teatro Astra, 11/05/2012

The Comet, The Course, The Tail 
If I Could 
Driven 
Sitting Targets 
Been Alone So Long 
Last Frame (Van der Graaf 'song) 
Easy to Slip Away 
The Unconscious Life 
Close To Me 
Losing Faith in Words 
Undone 
Slender Threads 
The Habit of the Broken Heart (Van der Graaf Generator 'song) 
- On Tuesdays She Used to Do - Yoga 
A Run Of Luck 
Stranger Still 
Encore: Ophelia 

Milano, Salumeria Della Musica 13/05/2012

My Room - waiting for wonderland - (Van der Graaf Generator 'song)
That Wasn't What I said
Autumn
Meanwhile my Mother
Your Times Starts Now(Van der Graaf Generator 'song)
Vision
Last Frame(Van der Graaf 'song)
The Birds
Stumbled
Afterwards(Van der Graaf Generator 'song)
Modern
- This Side of - The Looking Glass
Bravest Face
The Mercy
A Run of Luck
Still Life (Van der Graaf Generator 'song)
Encore: House With No Door (Van der Graaf Generator 'song)


Dalla “Terra Incognita”, il cantore delle stelle e dei vuoti interiori e il suo tour italiano

“Le canzoni per me sono solo un pretesto, un vestito attorno all'emozione che raccolgo dall'aria e porto alla gente. Io sento quello di cui chi mi ascolta ha bisogno in un certo momento e suono quell'emozione, nessuna mia interpretazione sarà mai uguale all'altra”.
A cena, dopo il concerto di Trieste, queste le parole di un Peter Hammill intento a consumare a fatica mezza cotoletta con una foglia d'insalata.
Un uomo di un'eleganza e una cordialità estranee ad un paese chiassoso come il nostro che pure la sua musica ha amato più di qualsiasi altro, perchè teatrale, altamente manifestata, come in un “nostro” rito cristiano e pagano al contempo, tra donne urlatrici ma pie, dal viso coperto con un velo nero, mentre i fiori dispensano un tripudio di colori e il sole incendia il bianco delle case.
Perennemente sospeso tra una vitalità estrema e il senso di morte, il dramma nell'accezione più arcaica del termine e la grazia, Hammill, ha voluto dedicare all'Italia tre date davvero speciali per presentare il suo nuovo album Consequences, qui recensito poco tempo fa.
Una forma vocale eccezionale, capace di abissi sempre più terrifici con gli anni e vette ora urlate, ora appena sussurrate in un sofferto falsettone rinforzato da contraltista di formazione gesuita, quale è stato, che traghetta in una frazione di secondo al boato in voce piena.
L'immagine che resta è quella di un corpo esile che si contorce in continui spasmi su una chitarra e un pianoforte strazia(n)ti. Un uomo che non ha bisogno di vestirsi in un modo particolare (una lunga camicia bianca e un pantalone di tuta nera per tutte e tre le date) e che può permettersi anche indifferenza nei riguardi della perfezione esecutiva, relegandola come lui dice “ai cultori della musica classica”. Un'artista che non ha necessità di risultare presente sul palco in altro modo che non sia la messa in scena di sé, di ciò che gli è dato nel momento, con un'autenticità che non ha termini di paragone passati e presenti, ma moltissimi epigoni, dichiarati e non.
Tre date differenti, più misurata quella di Trieste, inventiva e a suo modo “perfetta” nel dispensare emozione senza riserve e accuratezza esecutiva quella di Schio, estremamente passionale quella milanese.
Il Teatro Miela a Trieste è gremito e l'organizzazione di Davide Casali e Musica Libera ineccepibile. Eccellente l'audio, pianoforte Yamaha gran coda, chitarra acustica, graditissima la presenza del Peter Hammill & Van Der Graaf Generator Study Group, uno dei massimi organi di studio mondiali della musica del cantore inglese.
L'inizio è dei migliori con una The Siren Song cantata con fervore e nitidezza vocale, il suono della voce tenuto alto sul palato e “di testa” con una risonanza, un pathos e un controllo di dinamiche che letteralmente “scuote” il pubblico dalle poltrone. I migliori episodi della serata sono le esecuzioni di Bravest Face, dal nuovo album, di gran lunga più apprezzabile dal vivo e di A Better Time, qui proposta in una versione inedita, sommessa, fino all'esplosione in un liberatorio, lungo acuto finale. Quando a cena gli chiedo del perchè di una performance così differente da quella in studio e dai live precedenti che mi sono passati tra le mani, Hammill, sicuro, risponde “quando ho scritto il pezzo era importante comunicare alla gente che non c'era alcun migliore momento per svegliarsi alla propria vita e il brano era un inno, oggi... ogni periodo storico merita di essere cantato in modo diverso”. I primi secondi di Shingle Song, cantati a cappella, sono da pelle d'oca. Ancora una volta, la performance di Patience, mostra come questo sia il brano che per quanto tecnicamente tra i più impegnativi, l'interprete inglese sa affrontare con una sicurezza senza riserve e grande resa emotiva, un capolavoro di classe compositiva e partecipazione interpretativa che merita l'entusiasmo del pubblico.
Da un concerto bellissimo a Trieste ad uno meraviglioso a Schio.
A rendere peculiare la data, felicemente organizzata dall'associazione 'Schiolife' e Claudio Canova, la scelta di esibirsi inizialmente alla chitarra e, poi, al piano - un insolito Yamaha digitale - attraverso una formula inconsueta con ben 4 set diversi: chitarra - piano- chitarra e pianoforte ancora, un inedito nella storia delle esibizioni di questo artista. Poi, la dedica introduttiva a Driven e Sitting targets: scelte per 'il paese della macchina'. Schio, appunto. Dove nel 1892 viene acquistata - da Gaetano Rossi - la prima autovettura italiana.
Ma ancora... Levitas. Ecco come meglio qualificare l'approccio di Hammill al palcoscenico di Schio, Teatro Astra. Anche a fronte delle liriche più 'pesanti'. Si veda la divertita spiegazione a corollario dei (drammatici) versi di Close to me. “Non sono io in pericolo” - afferma PH - riferendosi, sorridendo, al testo. Non tutto è autobiografico, aggiunge, in italiano: “Io scrivo delle storie”. E subito - mettendo(ci) in guardia dal rischio, costante, dell'equivoco, dell'incomprensione - si lancia in una indimenticabile Losing faith in words, gemma assoluta del concerto. La fonte: A Black box, 1980. L'album che ogni seguace di Tom Yorke “dovrebbe” accostare. Il concerto ha inizio con una Comet, magica come non mai, al piano apre invece una splendida Easy to slip away dal primo vero disco solista del 1973. Magie anche nel secondo set di chitarra: Slender Threads e Yoga con Been alone so long e la inattesa accoppiata Last Frame e The habit of the broken heart, pescate dall'ultimo album dei "vecchi" Van der Graaf.
Un'altra sorpresa il secondo set di piano con la splendida A run of luck prima della conclusiva Stranger Still, sussurrata, con il finale - “a stranger, a wordly man”- rivolto al pubblico, intonato senza microfono.
La sobria, concisa eleganza nei gesti, la sicurezza esecutiva - rade le imperfezioni, pure pensando al recente passato - ed i frequenti sorrisi - incluso il consueto saluto: “grazie per la sera” - hanno catturato per cento minuti gli oltre duecento presenti. Sino all'ovazione finale. Con Hammill - sfinito - indotto a scusarsi per la mancata concessione di un secondo bis, richiesto a gran voce, dopo Ophelia, alla chitarra, con un pathos in più. Difficile esprimere giudizi diversi dal superlativo. Hammill a Schio ha confermato la grande forma vocale ma ha aggiunto una cura nella esecuzione strumentale in un concerto bellissimo, con una scelta di brani assolutamente inedita e dilatata in un passato importante quanto in un presente rappresentato con grande urgenza interpretativa.
Pausa di un giorno e poi Milano, la Salumeria della Musica. Tra i pochi templi della musica ormai sopravvissuti in una città che “era”, anche, culla culturale e che ora è divenuta sintesi della nevrotica sopravvivenza, di chi “fa” e non sa perché.
Un club ben più raccolto rispetto alle precedenti location, cosa che consente di accogliere e amplificare (grazie anche ad un'eccellente regia audio) ogni minima sfumatura interpretativa della voce di questo cantore delle stelle e dei vuoti interiori, qui spesso condotta a un drammatico canto gutturale con prolungati kargyraa che manifestano con cupa chiarezza il valore espressionista delle “canzoni”. Il tema della serata, dirà Hammill è “Il passato e il presente” e su tale assunto è organizzata la scaletta. Il primo è ben presentato da intense versioni di Last Frame, Vision, Modern e House With No Door, le ultime due, giustamente, salutate dalle standing ovation di un pubblico calorosissimo, con la presenza, tra le altre, di una folta e colorita rappresentanza del sito rockprogressive.it, che ha raccolto preziosi documenti dell'evento. Hammill, ha saputo, a modo suo, ringraziare con una serata che resterà nella memoria collettiva molto a lungo. Al presente sono ascrivibili le versioni di That Wasn't What I Said e A Run Of Luck da Consequences, The Mercy e Stumbled da Thin Air, Your Time Starts Now da A Grounding in Numbers dei Van Der Graaf Generator, per chi scrive, mai apprezzate in versioni così vibranti e pulite in un'esecuzione dal vivo, tali da creare una distanza non colmabile nel confronto con quelle in studio.
Assai riduttivo, come nei due precedenti appuntamenti, parlare di “concerto”. Un recital, che riduce la dimensione temporale ad una piega davvero imperscrutabile, che toglie significato alle categorie musicali e che ha il potere di impaurire, commuovere, stranire. L'alieno (al mondo) Rikki Nadir di Nadir's Big Chance (concept proto punk del 1975), ha voluto salutare ancora l'Italia da vicino e tra un sorriso e un'increspatura del viso sempre più scavato a fondo dal tempo, ha fatto ritorno in quella “Terra Incognita”, studio dove prendono forma le sue lucide e drammatiche visioni, “per studiare i brani della prossima tournée con i Van Der Graaf Generator” come ci racconta dal palco lui stesso. A Giugno il prossimo capitolo discografico di una carriera che, ormai, ha dell'incredibile.

Claudio Milano
- contributi per Schio di Emilio Maestri (Peter Hammill and Van Der Graaf Generator Study Group) e Alberto Della Rovere -
Foto e video a cura di Massimiliano Cusano (rockprogressive.it)

Peter Hammill > PNO GTR VOX Live Performances


Fie! Records, 10 ottobre 2011

disc 1 "What if I forgot my guitar?"


1. Easy to Slip Away (da Chameleon in the Shadow of the Night) 
2. Time Heals (da Over) 
3. Don t Tell Me (da Enter K) 
4. Shell (da Skin) 
5. Faculty X (da pH7) 
6. Nothing Comes (da Everyone You Hold) 
7. Gone Ahead
8. Friday Afternoon (da Singularity) 
9. Traintime (da Patience) 
10. Undone (da Thin Air) 
11. The Mercy (da Thin Air) 
12. Stranger Still (da Sitting Targets) 
13. Vision (da Fool's Mate) 


disc 2 "What if there were no piano?"


1. Comfortable (da Patience) 
2. I Will Find You (da Fireships) 
3. Driven (da Clutch) 
4. The Comet, the Course, the Tail (da In Camera) 
5. Shingle Song (da Nadir's Big Chance) 
6. Amnesiac (da X My Heart) 
7. What s it Worth? (da Chameleon...) 
8. Ship of Fools (da Vital) 
9. Slender Threads (da Chameleon…) 
10. Happy Hour (da Enter K) 
11. Stumbled (da Thin Air) 
12. Central Hotel (da Sitting Targets) 
13. Modern (da The Silent Corner and the Empty Stage) 
14. Ophelia (da Sitting Targets) 


brani di Peter Hammill
registrato nel tour del 2010 in UK e Giappone

Peter Hammill: voce, piano, chitarra


PH in concerto per sola voce, accompagnata dal pianoforte oppure dalla chitarra acustica, è probabilmente il modo più vero, essenziale, vergine di testimoniare le sue canzoni. Nessun arrangiamento, nessun belletto, nessuna influenza (prog, new wave, soft) ma solo la sua nuda creazione. Tanto che i pezzi cantati ed ascoltati in questa veste diventano estremamente omogenei, e le differenze di epoca (parecchi decenni) e di “genere” scompaiono di fronte alla nuda anima, che si più che mai contemporanea o per meglio dire fuori dal tempo.

Il disco è registrato in UK ed in Giappone, ed è stato organizzato in un modo originale: mentre PH dal vivo cambia postazione dal pianoforte o alla chitarra ogni tre o quattro canzoni, qui ha messo su un CD tutte le canzoni per piano e sul secondo quelle per chitarra, chiamando i due rispettivi dischi “cosa se avessi dimenticato la mia chitarra?” e “cosa se non ci fosse il piano?”; aggiungendo il valore aggiunto del paradosso (i suoi testi sono così ricchi di giochi di parole da essere difficilmente comprensibili per intero, specie ad uno spettatore italiano) che nel disco dove compare la parola “chitarra” si suona il pianoforte, e viceversa.

C’è almeno un precedente, Typical Solo Performances, registrato nel 1992 ed edito nel 1999, in cui PH registrava un suo concerto acustico per piano e/o chitarra. Più una seconda testimonianza degli show dello stesso anno, In The Passionkirche Berlin 92, per CD o DVD. Non a caso Typical è “tipicamente” citato come il disco preferito di PH dalla gran parte dei suoi fedeli fan.

Rispetto a Typical la scelta dei brani è forse meno orientata ai pezzi più famosi, ma il risultato è parimenti straordinario. Bastano tre o quattro ascolti perché chi conosce PH ami totalmente il disco, non so quanti per i neofiti della sua arte - ma vale assolutamente la pena di provarci; in particolare per chi è già orientato all’ascolto di canzoni di una certa profondità, come, tanto per mettere l’acquolina, a quelle del miglior Nick Cave.

leggi anche Blue Bottazzi BEAT


consigli per l'acquisto:

rating del recensore: ★★★★

Van Der Graaf Generator in Italia, 2011



Da sempre c’è stato un feeling fra i Van Der Graaf Generator ed il pubblico italiano, ed il legame era evidentissimo mentre il pubblico andava affollandosi sul piazzale dell’elegante Conservatorio di Milano: erano palpabili l’emozione, l’eccitazione e la percezione di sentirsi uniti, confratelli, di fronte all’evento di un incombente spettacolo di culto e di cultura, una delle rare occasioni in questa epoca barbara di “sottocultura” televisiva e ottusità di marketing (l’era glaciale della finanza?).
La cornice del Conservatorio, poi, si presta particolarmente a fare da scenario naturale per una band di questo spessore - quanto pareva fuori posto rivederli qualche giorno dopo in un palazzetto dello sport. Una band come i VDGG dovrebbe suonare in scenari all’altezza della sua musica, da piazze lastricate ad anfiteatri antichi. Purtroppo il suo pubblico non è abbastanza numeroso per permetterlo sempre: carbonari della musica perduta, non tanti ma tanto innamorati.
Lo show dei Van Der Graaf Generator non è un semplice concerto. È piuttosto un rito, una evocazione gotica e pagana, un viaggio nell’oceano verso il gorgo del Maelstrom; è una mistica evocazione del Kraken. L’intera orchestra è rappresentata da due soli musicisti, che suonano però almeno per quattro: Guy Evans batte sui tamburi da elemento ritmico e solista assieme; Hugh Banton suona l’organo ed il synt, asseconda il pianoforte di Peter, e non lascia riposare neppure le gambe pigiando senza riposo sui pedali del basso, tutto all’unisono. “Come può una band suonare senza un basso?” si chiedeva Jerry Garcia, ma lui si riferiva ai Doors di Jim Morrison e Ray Manzarek. Peter, convoca Nic Potter!
I sacerdoti del rito sono Peter Hammill, l’artista che oggi alla Voce aggiunge piano e chitarra elettrica, e David Jackson ai suoi melodici e potenti sassofoni. Ma siccome Jaxon non c’è più dai tempi di un brutto litigio con la band, PH è restato solo a celebrare. I temi gotici dei Van Der Graaf si prestano ad essere evocati da lunari lavori come Man-Erg, Killers, Darkness, Refugees; Plague Of Lighthouse Keepers persino (se non fosse che quest’ultima non viene purtroppo mai suonata nel repertorio live della band). Al contrario, gli show di questo tour 2011 sono concentrati - legittimamente - sui due lavori più recenti, quelli del “trio”, come ci si riferisce ormai parlando dell’ultima reincarnazione del generatore. Ed è proprio con Interference Patterns e Mr Sands (che la prima sera mi erano sembrate addirittura identiche nella loro omologazione) che il vascello prende il largo, con l’equipaggio del pubblico e i traghettatori della band. Brani recenti che non evocano più di un po’ di burrasca, quanto basta per spaventare il cuore dell’equipaggio. La ballata lenta di Your Time Starts Now piace ai fan, ma a me pare persino un po’ banale, ed il suo contraltare di Lifetime è più da album solista di PH che da VDGG. Lemmings a Milano manca di qualche cosa: è il sax?
Cambia l’atmosfera con la lunga, incantata, ipnotica Meurglys III. Bellissima, è uno di quei magici momenti che vorresti non finissero mai; la burrasca si fa Tempesta, la magia si realizza ed il Kraken è evocato; se ne percepiscono i tentacoli fra la schiuma nera del mare. A Milano i momenti magici comprendono anche una selvaggia Childlike Faith in Childhood's End e il bis immoto di Still Life. A Cesena invece spunta Man-Erg, un’emozionante esplosione di musica che risucchia il pubblico nel vortice ipnotico del maelstrom. A Vicenza (dove però io non c’ero) va persino meglio, quando Bunsho è seguito da Gog e dalla amatissima La Rossa, e con The Sleepwalkers come bis.
A Roma per la prima data mi dicono che la band è apparsa un po’ frenata; a Milano PH è sembrato soffrire nei pezzi nuovi, molto complessi, dove la tensione di suonare sembrava smorzargli anche il canto, che si trasforma, si alza e si fa forte solo nell’esecuzione dei classici. A Cesena (ed a Vicenza) i brani nuovi invece paiono trasformati, la band è sicura e Peter canta con furore fin dall’inizio. La scaletta è la stessa, ma la sensazione molto diversa. I migliori fra i pezzi nuovi sono All Over The Place da A Grounding In Numbers e Over The Hill da Trisector. Quasi classici.
A Cesena per l’ultima tappa del tour italiano il pubblico è in visibilio e lo dimostra con applausi continui a scena aperta a sottolineare i momenti più lirici ed intensi. Peccato solo che il trio non abbia rispettato la promessa di una “grande sorpresa” per l’ultima serata del tour italiano. Il concerto è stato splendido, ma la lunghezza la stessa, la scaletta grosso modo pure e il bis sempre e solo uno.
La Tempesta Perfetta? No, ma forse quasi. Come dice Peter, raggiungere la perfezione significherebbe smettere di cercare e fermarsi, e lui vuole andare avanti.
Anche questa volta i Van Der Graaf Generator sono passati. Essere testimoni di un loro concerto non è solo un grande piacere. È un avvenimento, è un onore ed un privilegio. Una pietra miliare che resta nel tempo scritta nella nostra storia personale di ascoltatori della Musica. Chi c’era lo sa.

Blue Bottazzi BEAT


Van Der Graaf Italian Tour 2011


Blue Bottazzi & VDGG


da sinistra a destra: Peter Hammill, Blue, Hugh Banton, Guy Evans

Sono passati. Anche questa volta. Arrivati, Roma, Milano, Vicenza, Cesena. Hanno incantato il pubblico e sono ripartiti. Vederli è stato un grande piacere ed un grande onore. A cui ho unito il privilegio di passare un po' di tempo nell'intimità della band. Non il genere di esperienza che si scordi.

Roma, Parco della Musica, 4 aprile 2011:

Interference Patterns
Mr Sands
Your Time Starts Now
All That Before
Lifetime
Bunsho
Childlike Faith in Childhood's End
All Over The Place
Over The Hill
(We Are) Not Here
Man-Erg
+
Scorched Earth

Milano, Conservatorio, 7 Aprile:

Interference Patterns
Mr Sands
Your Time Starts Now
Lemmings
Lifetime
Bunsho
Meurglys III
All Over The Place
Over The Hill
(We Are) Not Here
Childlike Faith in Childhood's End
+
Still Life

Vicenza, Teatro Comunale, 8 aprile:

Interference Patterns
Mr Sands
Your Time Starts Now
Scorched Earth
Lifetime
Bunsho
Gog
La Rossa
All Over The Place
Over The Hill
Man-Erg
+
The Sleepwalkers

Cesena, Palasport, 9 aprile 2011:

Interference Patterns
Mr Sands
Your Time Starts Now
All That Before
Lifetime
Bunsho
Meurglys III
All Over The Place
(We Are) Not Here
Over The Hill
Man-Erg
+
Scorched Earth

PS: il mio ringraziamento speciale va a Emilio Maestri e al PH & VDGG Study Group, per avermi introdotto nel sancta sanctorum della band ed oltre. Ed al trio per avermici accolto.

Trovate una recensione dello show su Blue Bottazzi BEAT.

VDGG > Live At The Paradiso


Voiceprint, giugno 2009 (registrato in concerto il 14 aprile 2007)

Lemmings
A Place To Survive
Lifetime
(In The) Black Room
Every Blood Emperor
All That Before
Gog

Meurglys III, The Songwriter's Guild
The Sleepwalkers
Man-Erg
Scorched Earth

registrato il 14 aprile 2007 al The Paradiso Club di Amsterdam da:

Hugh Banton: organo
Guy Evans: batteria
Peter Hammill: voce, chitarra, piano

Dopo essere rimasti orfani di David Jackson, prima ancora di chiudersi in studio a registrare come trio l'album che avrebbe preso il titolo di Trisector, i VDGG si impegnarono a scegliere materiale da riarrangiare senza sassofono, ed intrapresero un tour per testare la nuova formazione e i nuovi numeri. Il concerto di mezzo aprile ad Amsterdam al delizioso club The Paradiso era cronologicamente il decimo degli show. I tre si sentivano pronti per registrare il concerto per un film ed un relativo CD musicale, che sarebbero stati pubblicati solo un paio d'anni più tardi da Voiceprint.
Nonostante la defezione importante, la band era con tutta evidenza in piena forma e non mancava d'entusiasmo, ed il concerto fu splendido. Il suono non appare affatto monco o meno completo, e gli arrangiamenti non fanno pesare la mancanza delle parti di sax.
La scelta dei brani non è dissimile da quella dello show del 2005 registrato per Real Time. Ancora i classici lontani sono rappresentati da Lemmings (con una gran partecipazione, ovviamente, dell'organo di Banton), Man-Erg e In The Black Room, oltre all'altra canzone 'mancata' dei VDGG, Gog, pubblicata a suo tempo su In Camera di Peter Hammill.
Il periodo di mezzo è rappresentato di nuovo da The Sleepwalkers e Scorched Earth, più Meurglys III e A Place To Survive da World Record.
Fra le nuove, Every Blood Emperor viene da Present, mentre le nuove Lifetime e All That Before sarebbero state inserite in Trisector.
Un concerto perfetto.

consiglio per l’acquisto: un'altra grande testimonianza dei VDGG in concerto, questa volta nel formato a tre.

rating del recensore: ★★★★★

VDGG > Real Time


Fie!, marzo 2007 (registrato in concerto il 6 maggio 2005)

The Undercover Man
Scorched Earth
Refugees
Every Blood Emperor
Lemmings
(In The) Black Room
Nutter Alert
Darkness

Masks
Childlike Faith In Childhood's End
The Sleepwalkers
Man-erg
Killer
Wondering

registrato il 6 maggio 2005 alla Royal Festival Hall di Londra da:

Hugh Banton: organo
Guy Evans: batteria
Peter Hammill: voce, chitarra, piano
David Jackson: sassofoni, flauto

Registrato il disco della reunion (Present) in una settimana di febbraio, stampato il disco ad aprile, il 6 maggio la band torna in concerto per il primo show completo da decenni, con un repertorio classico ed alcuni brani nuovi. Molto coraggiosamente questo "primo concerto" viene registrato e dato alle stampe (sia pure con due anni di ritardo).
Anche se esistono testimonianze discografiche precedenti dei concerto dei VDGG, nessuna ha neppure lontanamente la qualità tecnica di questo Real Time, che rappresenta perciò a buon titolo il disco ufficiale della band dal vivo. Registrato splendidamente e con piena energia, racconta bene del fascino del quartetto. Dalla seconda fase della band arrivano quasi tutto Godbluff oltre a Childlike da Still Life e a Masks e Wondering da World Record. Dagli anni ruggenti all'alba dei settanta giungono Refugees e Darkness, Killer, Lemmings e Man-Erg (i brani più amati dai fan). Viene ufficializzato come brani dei VDGG In The Black Room, pubblicato a suo tempo su Chameleon in the Shadow of the Night.
I due brani nuovo sono il bello Every Blood Emperor e l'energico Nutter Alert.
La registrazione è perfetta, la band piena di energia e di voglia di suonare, PH felice, David Jackson scatenato. Non si può chiedere di più.

consiglio per l’acquisto: la testimonianza ufficiale dei VDGG in concerto

rating del recensore: ★★★★★

PH > The Noise - There Goes The Daylight

Live In London 1993
Fie! aprile 1993

Sci-Finance (revisited)
The Habit Of A Broken Heart
Sign
I Will Find You
Lost And Found
Planet Coventry
Empress's Clothes
Cat's Eyes / Yellow Fever (Running) (Hammill - Smith)
Primo On The Parapet
Central Hotel

brani di Peter Hammill

registrato a The Grand, London, 29 aprile 1993, da:
Peter Hammill : voce e chitarra
Stuart "Hooly" Gordon : violino, chitarra, cori
Manny "Max" Elias : batteria
Nic "Mozart" Potter : Bass

Registrato in una serata di fine aprile del 1993 al The Grand di Londra nel corso del tour di The Noise. Trattandosi di un disco loud, Hammill va in tour con una formazione che rinverdisce i fasti del K Group: il leader alla chitarra, Stuart "Holly" Gordon violino, chitarra e cori, Nic "Mozart" Potter e Manny "Max" Elias alla sezione ritmica.

Il disco si apre alla grandissima, con un giro di chitarra alla Lou Reed (Vicious) per Sci-Finance (Revisited). Ma PH non è una rock star e da subito l'atmosfera si fa più dura e spigolosa.
The Habit Of The Broken Heart è un lento ipnotico giocato su basso e batteria, tratto da The Quiet Zone, ma all'inizio potrebbero essere gli Stooges almeno fino a che interviene il violino.
Sign, da Sitting Targets, è ancora basato su un ritmo ipnotico ed incessante alla Can.
I Will Find You (da Fireships) è forse troppo melodica per una band new wave, anche se ricamata dal violino di Hooly.
Lost and Found è un altro lento teso, da Over, prolungata per ben otto minuti.
Planet Coventry (nuova canzone da The Noise) e Empress's Clothes (Sitting Targets) sono lunghe, dure e stranianti.
Il concerto torna ad essere più umano con l'eccitante Cat's Eye / Yellow Fever, ancora da Quiet Zone, che si conferma il padre dell'idea del quartetto punk di PH.
Chiusura alla grande con una torrida versione di dodici minuti di Primo On The Parapet, il capolavoro di The Noise, e il bis di Central Hotel, rock & roll da Sitting Targets.

consiglio per l'acquisto: un vivace disco dal vivo, per ogni collezionista di PH in concerto.

rating del recensore: ★★★★


PH > In The Passionkirche Berlin 92


registrato live 11 aprile 1992 a Berlino, edito 2009 Voiceprint

My Room (8:06)
Curtains (6:16)
Usher's Suite (19:15)
I Will Find You (3:97)
(Something About) Ysabel Dance (6:38)
Given Time (4:49)
Patient (8:17)
The Future Now (3:51)
A Way Out (7:57)
Traintime (5:32)
Modern (7:01)

tutte le canzoni di Peter Hammill; i testi di Usher's Suite sono di Judge Smith

Racconta Peter Hammill che mai suona due concerti nello stesso modo: sia per quanto riguarda la scaletta, che è decisa solo un paio di ore prima, che per quanto riguarda l'interpretazione, dipendendo entrambe dall'umore della serata.
Live In Passionkirche, Berlin MCMXCII sembra testimoniare queste parole. Si tratta infatti di uno show solista del tour di Fireships del 1992 già rappresentata da Typical Solo Performances, doppio CD che raccoglie una selezione rappresentativa di brani registrati in quella tournée.
Il concerto di Passionkirche fu registrato per un film, stampato su VHS prima e DVD poi, e questo doppio CD ne costituisce la colonna sonora. Si tratta dunque di una delle serate testimoniate da Typical (ma nessuna delle canzoni di Berlino era stata scelta per quel disco), ma se non fosse scritto in modo esplicito sulla copertina si stenterebbe a crederlo.

La serata di Berlino infatti trova un Hammill particolarmente duro e spigoloso, più portato all'urlo che alla dolcezza, un Hammill che maltratta più del solito le corde della chitarra e che martella i tasti del pianoforte.
I brani della scaletta sono undici (il disco dura considerevolmente meno di Typical - che infatti è in realtà più lungo di un tipico concerto di PH), di cui nove in comune con l'altro disco.
L'apertura è sempre lasciata alla bella My Room dal repertorio dei VDGG di Still Life, a cui seguono Curtains e I Will Find You da Fireships, in versioni particolarmente secche e crude. Ma fra le due canzoni, una sorpresa: i diciannove minuti di Usher's Suite, una rara interpretazione live di The Fall Of The House Of Husher, interamente per voce e piano del solo Peter. Oltre ad essere particolarmente rara come occasione, è anche attualmente l'unica possibilità attuale di ascoltare la piece, dato che i due dischi su cui è rappresentata sono entrambi fuori catalogo. Purtroppo l'ascolto è complicato dall'assenza dei testi, che renderebbero più semplice seguire una vicenda teatrale come quella ispirata al racconto di Edgar Allan Poe.

Il furore della serata è esaltato dalla chitarra che Hammill imbraccia per (Something About) Ysabel Dance - l'altro pezzo "diverso" di Passionkirche - in una versione particolarmente dura, come la successiva Given Time, e solo con Patient il furore di Hammill sembra trovare una via di sfogo.
Il clima si fa epico nel finale, tornato al pianoforte per versioni appassionate di The Future Now (una volta definita da Hammill un blast) e Traintime, molto intensa.

Il bis della serata è alla chitarra con Modern, con una straziante e straziata chitarra.

Della scaletta dello show di quel 11 aprile 1992 sono state tagliate per qualche motivo Just Good Friends, Stranger Still e, purtoppo, il bis di Refugee.


consiglio per l'acquisto: il complemento allo splendido Typical, con la chicca di Usher's Suite.

rating del recensore: ★★★★

i brani del live show

PH > Typical

registrato dal vivo nel 1992, edito Fie! 1999

My Room (7:30)
Curtains (6:06)
Just Good Friends (4:55)
Too Many Of My Yesterdays (4:23)
Vision (4:32)
Time To Burn (5:08)
The Comet, The Course, The Tail (9:12)
I Will Find You (3:55)
Ophelia (4:14)
Given Time (4:46)
Modern (9:30)
Time For A Change (4:14)
Patient (8:43)
Stranger Still (5:51)
Our Oyster (5:46)
Shell (4:44)
A Way Out (9:06)
Traintime (6:10)

encore:
The Future Now (4:03)

ghost tracks
Afterwards (6:00)
Darkness (11/11) (5:13)
Central Hotel (6:12)

Peter Hammill: voce, pianorte, chitarra

Peter Hammill racconta di aver suonato dal vivo solo sul palco sin dall’inizio della sua carriera. Ha diviso il palco con i VDGG, con il K Group, il duo, il trio, il quartet, ma lo show più tipico e ricorrente è stato probabilmente quello che lo vede intrattenere da solo il pubblico armato solo di un microfono, una chitarra e un pianorte.
Typical Solo Performances contiene un tipico show solo di diciannove (o più?) pezzi selezionati fra quelli della tournée europea di Fireships, nel 1992: Austria, Germania, Olanda e Italia.
Nel libretto che accompagna il doppio CD racconta dei criteri con cui sceglie la scaletta dei brani, non prima di un’ora dall’inizio dello show, da quello con cui rompere il ghiaccio ed entrare nell’atmosfera fino alla scelta del bis finale.
Typical non è solo un tipico show solista ma è anche uno straordinario show che viaggia su livelli di perfezione. Ottimamente registrato, con un suono caldo e coinvolgente e con una voce assolutamente presente.

“È evidente che non stiamo assistendo ad un concerto rock. I tasti del pianoforte sono martellati come ad un concerto di musica classica e la voce si modula, si alza e si abbassa, sperimenta toni arditi, riempie con la propria potenza di magnifico strumento tutto la spazio del teatro, mentre il pubblico respira piano. Sperimenta Peter Hammill con il canto, ma non è una sperimentazione musicale fine a sé stessa quanto la ricerca di esprimere le emozioni e i sentimenti dei suoi testi quasi dovessero prendere vita ed esibirsi da sé. Nonostante la complessità oggettiva delle canzoni e del cantato, non c'è ombra di freddezza nella musica di Hammill, anzi, da subito siamo aggrediti dalla marea delle emozioni, dalla forza delle canzoni e dei loro temi, l'amore il dolore la vita la morte…”

Lo show si apre con My Room, splendido scampolo dei Van Der Graaf Generator di Still Life, un brano che ha aperto così spesso il suo show da sentirlo più parte del repertorio solista che della band.
“i miei polmoni scoppiano in un grido
come hai potuto lasciarmi qui a morire
mi congelo nel ghiaccio di questo posto
come hai potuto lasciare che accadesse?
sogni, speranza, promesse, frammenti fuori dal tempo
tutte queste cose sono state dette
eppure tu ancora non capisci come io mi senta
nell'attesa che vengano infrante"

Curtains viene dal recente (ai tempi della registrazione) Fireships, che sembra guadagnare dal trattamento per solo pianoforte.

Just Good Friends è il classicissimo di Patience:
“ogni volta che siamo così vicini
io do per scontato che sarà l’ultima volta
per quanto potremo ancora fingere
di essere solo buoni amici?
Ti ho dedicato la mia devozione
non ho assi nella manica
se uscissi in silenzio dalla tua vita
te ne accorgeresti?”

Too Many Of My Yesterdays è un bel brano da And Close As This, un disco in studio che già proponeva un PH solista.
“Tanti anni fa io pensavo che tu fossi l'unica
chi sa quando le persone cambiano, si arrendono a diventare estranee
se ne vanno alla deriva sulla loro vita, circondate dal passato
chi sa quale è l’ultimo addio
Non provare a dirmi che niente muore
non provare a dirmi che niente è cambiato
non cercare di dirmi che niente è nuovo
troppi dei miei ieri appartengono a te”

Vision è un evergreen che viene dal passato, il lontano 1971, l’epoca della prima band e di Fool’s Mate, a dimostrare che per quanto possano modificarsi mode ed arrangiamenti il cuore delle poetiche composizioni di Hammill è sempre assolutamente attuale.
“ho una visione di te chiusa nella mia testa
si insinua nella mia mente e mi riscalda nel letto
la visione di una visione
che mi protegge dalle paure della notte
e mentre la stagione va avanti il mio amore resta forte
non so dove finisci tu e dove inizio io
devo solo aprire la mia mente ed i ricordi ci si riversano
sii mia figlia, sii la mia amante
ingoiami nel tuo bagliore
prendi la mia lingua prendi il mio tormento
prendi la mia mano e non lasciarmi andare”

Time to Burn è una bella canzone di In A Foreign Town nuda di ogni orpello di arrangiamento.

Per The Comet, The Course, The Tail Hammill si sposta alla chitarra elettrica, per riprendere un epico tema dei VDGG finito nel capolavoro progressive di In Camera.

I Will Find You è di nuovo un pezzo nuovo orecchiabile da Fireships, bello anche nella versione spoglia per chitarra.
“Noi siamo scritti in un cielo attraversato dalle stelle
la musica dello spirito ricorda di te…
puoi correre o nasconderti, ma sicuramente
ti cercherò, ti inseguirò, ti troverò”

Ophelia è una classica canzone d’amore da Sitting Targets (e Love Songs).
Given Time (Fireships) porta qualche dissonanza fra le sei corde.
Modern è una splendida melodia ipnotica da The Silent Corner and the Empty Stage, che da modo ad Hammill di esibire la teatralità della propria voce.

Time For A Change è un pezzo di Judge Smith che Hammill ha interpretato in pH7. Una melodia romantica che non riesco mai ad ascoltare senza avere i brividi.
“Tempo di cambiare
mi sentivo male, le cose si erano fatte strane
casa, la casa è vicina
sì, è il momento per un cambiamento…”

Patient (da Patience) è uno dei brani più significativi di Hammill, ed anche emozionanti quando canta il coro:
“Waiting For The Doctor To Come!”
sottolineandolo con la durezza degli accordi sulla chitarra.

Un momento di pathos così intenso ha bisogno di essere spezzato dal ritorno al pianoforte per un brano romantico come Stranger Still ancora da Sitting Targets:
“Ancora straniero in un’altra città
com’è normale sedersi fuori dalla danza
mangiando buon cibo da solo
brindando con il bicchiere vuoto
e stanno già preparando la prossima tappa
già dimenticando l’ultima
No, niente potrebbe essere meno strano di così
nell’entropia
non c’è nessun cambiamento”

Our Oyster è da Out Of Water:
“Questo è un autentico figlio di una pistola
una colonna sonora dalla Cina nel linguaggio universale
nel linguaggio universale alcune cose non devono essere tradotte
c’è un solo linguaggio
che l’intero mondo comprende
c’è un solo messaggio
quando scende il buio
stanno suonando world music
in piazza a Tiananmen
il fischio dei proiettili”

Si va verso il finale con l’eleganza di Shell dal sottovalutato Skin:
“Gira una carta, volta una pagina
l’azione partirà di certo
una reazione a pensieri illogici sulle linee del caso
in un sogno di Borges ci muoviamo verso la scrittura delle vite”

A Way Out ancora dal recente Out Of Water, una canzone d’amore dai toni drammatici:
“Slogato, fuori dalla verità
fuori dall’amore, fuori dalla tristezza
fuori servizio, fuori orbita, fuori controllo
fuori contatto, fuori linea
fuori sincrono e fuori tempo
finita la benzina e le gomme
fuori strada...
…vorrei aver detto “ti amo”

L’ultimo brano dello show è Traintime (da Patience)
“Lungo i binari i cavi ronzano
in scoppi di codice come tamburi lontani
portando il messaggio
più in la lungo la linea qualcuno sta urlando
mentre il tempo passa”

Il bis è The Future Now, ancora per pianoforte. Racconta PH che non considera il bis come parte della scaletta per cui può essere qualsiasi cosa: un brano raro, un brano calmo, un pezzo esplosivo. Questa sera è esplosivo.
“Voglio il futuro adesso
voglio stringerlo nelle mie mani
tutti gli uomini uguali e liberi
voglio la terra promessa”

Se non si toglie il disco e si aspetta abbastanza a lungo si è premiati da addirittura tre ghost track, un secondo, terzo e quarto bis: rare versioni di Afterwards e Darkness 11/11 (dal repertorio dei VDGG: The Least We Can Do… e addirittura The Aerosol Grey Machine) e Central Hotel (Sitting Targets).


Se c’è un segreto dell’arte di Peter Hammill questo è svelato in Typical.
Se dovessi possedere un solo disco di PH questo sarebbe Typical.
Però credo che sia più bello ancora ascoltare di queste splendide canzoni nella loro nuda anima quando già ci sono note nel loro abito da disco in studio.


consiglio per l'acquisto: un disco perfetto che mette a fuoco l’essenza dell’arte di Hammill.

rating del recensore: ★★★★★ (capolavoro)


PH > Room Temperature (Live)

Enigma Records 1990 / Fie!
(attualmente fuori catalogo)

disco 1:
The Wave
Just Good Friends
Vision
Time To Burn
Four Pails
The Comet, The Course, The Tail
Ophelia
Happy Hour
If I Could
Something About Ysabel's Dance
Patient

disco 2:
Cat's Eye/Yellow Fever (Running)
Skin
Hemlock
Our Oyster
The Unconscious Life
After The Show
A Way Out
The Future Now
Traintime
Modern

Registrato in concerto durante il tour europeo ed americano del 1990 dal Peter Hammill Trio:

Peter Hammill : voce. chitarre, tastiere
Stuart Gordon : violino
Nic Potter : basso


i brani originali di studio sono tratti da:

Fool’s Mate : Vision
The Silent Corner and the Empty Stage : Modern
In Camera : The Comet, The Course, The Tail
The Quiet Zone / The Pleasure Dome : The Wave, Cat's Eye/Yellow Fever (Running)
The Future Now : If I Could, The Future Now
Enter K : Happy Hour, The Unconscious Life
Patience : Just Good Friends, Patient, Traintime
Sitting Targets : Ophelia
Skin : Four Pails, Skin, After The Show
In A Foreign Town : Time To Burn, Hemlock
Out Of Water : Something About Ysabel's Dance, Our Oyster, A Way Out

il disco è attualmente fuori catalogo

PH K Group > The Margin +

Foundry, febbraio 1985 / Fie!

The Margin
The Future Now (3:46)
Porton Down (5:38)
Stranger Still (6:22)
Sign (6:36)
The Jargon King (3:15)
The Second Hand (5:57)
Empress's Clothes (5:49)
The Sphinx In The Face (5:12)
Labour Of Love (5:48)
Sitting Targets (5:44)
Patient (7:28)
Flight (20:35)

+
The Second Hand (6:03)
My Experience (4:13)
Paradox Drive - (4:18)
Modern (7:42)
Film Noir (5:06)
The Great Experiment (5:47)
Happy Hour (9:46)
Central Hotel (5:01)
Again (4:22)
If I Could (5:52)

brani di Peter Hammill
The Margin registrato a The Mitchell Theatre di Glasgow il 23 ottobre 1983 e Queen's Hall di Edimburgo il giorno dopo.
+ registrato al Theater der Jugend di Monaco il 4 novembre 1982 e al Sinkkasten a Francoforte il giorno dopo.

K Group
K (Peter Hammill) - voce, chitarre, piano
Fury (John Ellis) - chitarra solista, cori
Brain (Guy Evans) - batteria e percussioni
Mozart (Nic Potter) - basso

da Patience (1983): Labour Of Love, Patient, Film Noir
da Enter K (1982): Paradox Drive, The Great Experiment, Happy Hour
da Sitting Targets (1981): Stranger Still, Empress’s Clothes, My Experience, Sign, Sitting Targets, Central Hotel
da A Black Box (1980): The Jargon King, Flight
da pH7 (1979): Porton Down
da The Future Now (1978): The Future Now, The Second Hand, If I Could
da The Quiet Zone (1977): The Sphinx In The Face
da In Camera (1974): Again
da The Silent Corner (1974): Modern

The Margin è la stupefacente testimonianza del live show di quella BEAT band che nelle intezioni di PH fu il K Group, cioè il quartetto formato da K (Peter) voce, chitarra, tastiere / Fury (John Ellis) chitarra elettrica e solista / Mozart (Nic Potter) basso / Brain (Guy Evans) batteria. Come in tutto il resto della sua carriera PH è agli antipodi
Lo show della band non è certo un lucente karaoke alla Pink Floyd o Elton John. Al contrario è un disco scarno, minimalista, spigoloso, crudo, che lascia spazio all’esibizione del melodrammatico cantato come in un concerto “solo”, ma con l’aggiunta della band che lo accompagna con l’energia tipica della new wave.
Per sovrammercato in tutto il primo CD, quello registrato nel dicembre del 1983 a Glasgow e a Londra, è cancellato ogni applauso del pubblico, come se la band suonasse in concerto esclusivamente per l’ascoltatore del disco.
La musica di Sitting Targets, Enter K e Patience, privata degli arrangiamenti anni 80 dello studio si fa più cupa, monocromatica ma anche universale e senza tempo, legandosi perfettamente ai brani della trilogia di PH7 e persino ad attualissimi scampoli del passato come Modern.
I primi ascolti, come avviene nella migliore tradizione dei dischi di PH, sono stranianti e l’ascoltatore casuale può avere la sensazione di ascoltare rumori e grida. Ma grande è il piacere di partecipare all’emozione che mano a mano emerge dai ripetuti ascolti.
Tutti i brani contribuiscono a costruire il capolavoro, ma alcuni sono più riusciti degli altri: Stranger Still, Sign, Empress’s Clothes (con la bellissima chitarra di Fury un po’ Talking Heads), The Sphinx In The Face, Labour Of Love che sembra un’altra canzone, Sitting Targets e naturalmente la grandissima Patient
Alla fine del primo CD PH non si fa problemi a proporre i 20 minuti dell'ermetica suite di Flight.
I brani del disco stampato nel 1985 erano solo 12. Nel CD ristampato da Fie! aumenteranno a 21 con l’aggiunta di un secondo CD registrato un anno prima nel corso delle date tedesche della tournée, questa volta con l’apporto degli applausi e con un’atmosfera persino più selvaggia che ne fa una sorta di testimonianza rock & roll di quello che succedeva nei piccoli club dove i quattro si trovavano ad esibirsi: come si può resistere a ballare al ritmo Paradox Drive?

Il percorso live della carriera di Hammill è più straordinario ancora dei dischi in studio (per quanto persino meno accessibile al grande pubblico), e The Margin + ne è una delle tappe più entusiasmanti. Da notare che sulla copertina del disco compare finalmente il nome del gruppo.


consiglio per l'acquisto: un capolavoro da possedere ed il disco degli anni ’80 più importante di PH. Ma non un disco facilmente accessibile o un punto di ingresso al lavoro dell’artista.

rating del recensore: ★★★★★

PH K Group > Live At Rockpalast 1981


WDR 2016 (registrato dal vivo per la TV nel 1981) 

CD1 

The Future Now
Losing Faith In Words
Stranger Still
Sign
My Experience
Modern
The Second Hand
Sitting Targets
The Sphinx In The Face


CD2

Flight
Central Hotel
The Spirit
Door
My Room

DVD 

The Future Now
Losing Faith In Words
Stranger Still
Sign
My Experience
Modern
The Second Hand
Sitting Targets
The Sphinx In The Face
Flight
Central Hotel
The Spirit
Door
My Room

brani di Peter Hammill
registrato nel 1981 al Rockpalast di Amburgo da: 

K Group
K (Peter Hammill) – voce, chitarra, tastiere
Mozart (Nic Potter) - basso
Brain (Guy Evans) - batteria
Fury (John Ellis) - chitarra solista

La registrazione dello show per la TV tedesca coglie Peter Hammill nel suo splendore, e in quello che potrebbe essere considerato nel suo momento migliore. Dopo aver registrato il disco Sitting Targets, Peter era in piena modalità new wave, ed aveva necessità di un gruppo rock da portare in tour. Il quartetto (due chitarre, basso e batteria) avrebbe preso il nome di K Group. dallo pseudonimo adottato da Peter, K.
Nel 1981 non era ancora stato registrato nessuno dei due dischi del K Group, ed il repertorio attinge perciò principalmente a Sitting Targets ed alla trilogia monocromatica. Canzoni splendide, moderne, ricche di energia rock e di lirismo. Ancora una volta Hammill rappresentava una sorta di gemello (notturno) separato alla nascita di Peter Gabriel - destino che accomunava i due dai giorni in cui Van Der Graaf Generator e Genesis incidevano per la Charisma Records.



The Future Now (Future)
The Second Hand

Losing Faith In Words (A Black Box)
The Spirit
Flight

Stranger Still (Sitting Targets)
Sign
My Experience
Sitting Targets
Central Hotel

Modern (The Silent Corner)

The Sphinx In The Face (The Quiet Zone)

Door (Vital)

My Room (Still Life)


VDG > Vital


Charisma, luglio 1978

side one
"Ship of Fools" – 6:43
"Still Life" – 9:42
"Last Frame" – 9:02

side two
"Mirror Images" – 5:50
"Medley: A Plague of Lighthouse Keepers/Sleepwalkers" – 13:41

side three
"Pioneers over c" (Peter Hammill and David Jackson) – 17:00
"Sci-Finance" – 6:16

side four
"Door" – 6:00
"Urban/Killer/Urban" – 8:20
"Nadir's Big Chance" – 7:00

registrato il 16 gennaio 1978 al Marquee Club di Londra da

Graham Smith – violino
Charles Dickie – violoncello, piano elettrico, sintetizzatore
David Jackson – sassofoni e flauti
Nic Potter – basso
Peter Hammill – voce, pianoforte, chitarre
Guy Evans – batteria


"Kill all hippies, but spare Van Der Graaf... eliminate gli hippie, ma risparmiate i Van Der Graaf". Firmato: punk generation. La scena londinese del 1978 era radicalmente diversa da quella di un paio di anni prima. I supergruppi della scena progressive, che si erano abituati a suonare negli stadi, a volare in Concorde riservando un posto a sedere alla chitarra e a costruire case dal pavimento in vetro sui torrenti (è tutto successo veramente), all'improvviso non se li filava più nessuno. I ragazzi portavano T-shirt rovesciate e giacca di pelle e si stipavano in piccoli club soffocanti come il Marquee per ballare al rock & roll di Eddie & The Hot Rods o di Ian Dury & The Blockheads. Nessuno sembrava volere più pallosi assolo di sintetizzatore, musica elettronica e jazz-rock. Era un ritorno alle radici quello che glorificava i 45 giri di Who e Rolling Stones, era ancora divertimento e pogo dance quello che i teenager (e non solo loro) volevano.
Nonostante la musica di Peter Hammill sia sempre stata molto lontana dal rock & roll, i temi più oscuri e gotici della new wave, l'asprezza e la spigolosità sonora non gli erano estranei. Non è detto che Peter Hammill non avrebbe potuto trovare il suo momento nella nuova ondata, solo con un poco di malizia in più. Per esempio con un disco meno pulito e educato di quanto risultò essere l'album di studio The Quiet Zone / The Pleasure Dome. Per esempio chiamando (in modo appropriato) la registrazione del suo potente show Live At The Marquee anziché Vital, e dotandolo di una copertina magari un po' più... vitale.

Tutto questo per arrivare a dire che i Van Der Graaf che suonavano nei club nel 1977 e nel 1978 erano tutt'altro che morti viventi, ma una grezza, dura, selvaggia band in grado di evocare potenti echi gotici anche nel più angusto dei club.

La band che prese a suonare nel febbraio del 1977 era molto diversa dai VDGG che li avevano preceduti. Hugh Banton aveva lasciato la musica professionista, e David Jackson aveva mollato poco dopo aver iniziato le prove con la nuova band. Rimaneva Guy Evans alla batteria, affiancato dal redivivo Nic Potter al basso e dal violino di Graham Smith (che aveva già accompagnato PH sul disco Over). Il disco in studio che avrebbero registrato in maggio non documentava assolutamente né la potenzialità e la grinta, ma neanche il suono di questa nuova band. Cosa che fa egregiamente questo Vital registrato (cupamente) al Marquee Club (covo di punk) nel freddo 16 gennaio 1978. Nel frattempo la formazione si era allargata per la presenza di un Charles Dickie al violoncello e tastiere e dal ritorno di Jackson.
La scaletta è rappresentata quasi completamente da canzoni nuove della band.
Si apre con uno sferragliare di chitarra elettrica per un brano durissimo intitolato Ship Of Fools sostenuto dalla coppia chitarra / violino, mentre Peter sbraita:

"run rabbit run / you're the only one that can do it
turn baby turn / there's a ring of fire / and you're in it
fun baby fun / it's a Ship of Fools: no rules"

Il secondo pezzo è persino meglio: una rilettura tesissima, sulla corda del violino, di quella Still Life che è sempre stato uno dei pezzi migliori di Hammill.
Last Frame è un pezzo ipnotico tratto da The Quiet Zone, ancora sostenuto dal violino gitano, che esplode come un pezzo dei Zeppelin.

Mirror Images si rifà allo stesso tema di This Side Of The Looking Glass, su un incedere raga di grande bellezza:

"Se io sono lo specchio e tu sei l'immagine,
allora qual è il segreto fra i due,
quanti possono essere questi me e te?
ancora rifletto questo relitto nervoso che sta di fronte a me
può sicuramente dire che non è ancora libero,
può voltarsi ma non può ignorarmi,
sapere chi di noi due è lui, chi di noi due sono io
portate via lo specchio, quando non ci sarà più sarà rimasto solo quello vero..."

A sorpresa di introducono le note incantate di pianoforte, dimenticate dal tempo, di quella lontana Plague Of Lighthouse Keepers di Pawn Hearts praticamente mai suonata dal vivo dai Van Der Graaf Generator. Dopo una intensa ed emotiva introduzione vocale di Hammill, che strappa brandelli del testo originale, fa la sua comparsa il sax gracchiante di Jackson a duettare con il violino di Graham Smith in una discesa agli inferi che apre le porte a Sleepwalkers da Godbluff. È emozionante ascoltare una musica nota che nasce a nuova vita ed in qualche modo è sorprendente che avvenga così raramente.

Dopo il medley il concerto riprende ancora più sorprendentemente con la ancora più lontana Pioneers Over C in una versione molto (troppo?) lunga e molto dura.
Sci-Finance e Door sono pezzi nuovi, il secondo ispirato allo stesso tema della porta della mente di House With No Door:

"...at the astral shadow of the door of a room called I"
"all'ombra astrale della porta di una stanza chiamata me"

Il concerto va verso la chiusura con la nuova Urban che include un frammento di Killer. Per il bis viene rievocato Rikki Nadir con il punk di Nadir's Big Chance.

Uno dei momenti migliori di PH e dei suoi VDG, e anche uno dei più sconosciuti.

consiglio per l'acquisto: uno dei vertici della produzione dei Van Der Graaf, ma per orecchie avvezze al sound. Personalmente uno dei miei preferiti.