VDGG Do Not Disturb


Esoteric Antenna, settembre 2016


Aloft (7:20)
Alfa Berlina (6:40)
Room 1210 (6:48)
Forever Falling (5:40)
Shigata Ga Nai (2:29)
6. (Oh No, I Must Have Said) Yes (7:44)
7. Brought to Book (7:57) 
8. Almost the Words (7:54) 
9. Go (4:35)    

brani di Banton, Evans, Hammill 
prodotto da VDGG
registrato a Stage2 Studios, Bath, 26-30 ottobre 2015
overdub registrate a Terra Incognita, The Organ Workshop e Over The Hill, da:

Hugh Banton: organo, tastiere, basso, fisarmonica, glockenspiel 
Guy Evans: batteria e percussioni   
Peter Hammill: voce, piano e chitarre  

Do Not Disturb è un disco anacronistico. Un disco che sa di anni '70. Il che fa parte del gioco, naturalmente. Per una serie di motivi.
Motivo numero 1: perché i VDGG sono un gruppo degli anni settanta.
Numero 2: perché i tre musicisti vivono la seconda metà della loro sesta decade. Lo stesso Hammill ha ammesso di non ascoltare molta (o affatto) musica altrui, negli ultimi anni. Il che lo pone in una specie di bolla temporale.
Numero 3: perché anche per il gruppo Do Not Disturb è un capitolo particolare.
Già questi VDGG Mk III si erano rimessi assieme all'inizio del nuovo millennio dopo che i musicisti si erano resi conto di incontrarsi ormai troppo spesso in occasione dei funerali. “Ora o mai più” avevano pensato. Nel 2005, poi, il gruppo si era ridotto ad un trio, dopo aver perso il sassofonista David Jackson, la persona che più si avvicinava ad un secondo leader della formazione. Questa reincarnazione dei VDGG si sarebbe dimostrata, a sorpresa, la più longeva di tutte.

Nel raccogliere le idee per Do Not Disturb, Peter Hammill ha realizzato che, per motivi anagrafici, c'è una possibilità che ogni album possa essere l'ultimo. E così ha cominciato ad lavorare ad un possibile capitolo conclusivo di una storia tanto leggendaria.
I testi sono tutti rivolti al passato, al ricordo se non al rimpianto. Ma lo sono anche le musiche e le atmosfere: mentre i recenti lavori del trio, Trisector e ancora di più A Grounding In Numbers, si sforzavano di costruire un suono in qualche modo contemporaneo, che appoggiandosi alle tastiere di Hugh Banton non facesse percepire troppo la mancanza del sax di Jaxon (impresa titanica), Do Not Disturb vive nel passato. In effetti pare proprio il seguito naturale di World Record, del 1976, più di qualsiasi altra cosa registrata nel frattempo. Questo è una buona ragione per comprendere com'è che il disco sia stato presentato con tanto entusiasmo da Hammill, e accolto con pari entusiasmo dai fan.

Ma al netto di ogni premessa, desiderio, speranza, com'è davvero DND nella lunga e leggendaria storia dei Van Der Graaf Generator?
Un disco tanto difficile quanto intrigante. I VDGG non sono tagliati per il successo: se DND può essere il loro commiato, non è stato realizzato per lasciarsi ascoltare da chi la band non l'ha voluta udire (ed amare) in tutti questi anni.
Il disco è un labirinto oscuro di magia nera, nei suoi momenti migliori un criptico gioiello di musica gotica. Lirico come World Record, complicato e stregato come Pawn Hearts.
Già la registrazione: non c'è il suono moderno, l'apertura dinamica dei dischi del duemila. Al contrario è tanto essenziale quanto chiusa e claustrofobica, non rifinita. Si avverte spesso la necessità di aggrapparsi ad un sax, ad un violino, che aiuti l'ascoltatore: niente, al massimo ad aiuto dell'organo di Banton intervengono la chitarra elettrica o una fisarmonica. Qualche coro, un tappeto di tastiere, ritmi dispari. Non è musica per principianti, né da ascoltare in auto.
È un viaggio, un maelstrom sonoro, un signore degli anelli (il libro, non il film) che si dipana per nove lunghe tracce per la durata complessiva di un'ora (sul vinile due brani sono tagliati), un incantesimo che vive dal tramonto all'alba. Un disco fuori dal tempo e fuori dalle mappe tracciate.

È inutile descrivere i brani uno per uno, giacché sono tutti elementi di un solo percorso (tranne forse l'orecchiabile Alfa Berlina, dedicata all'auto con cui il tour manager italiano Maurizio Salvadori portava a spasso il gruppo nei tour dei primi anni settanta; una canzone che potrebbe passare in radio). Un percorso che cresce dall'apertura di Aloft fino alle canzoni finali, le più intense, ed il commiato di Go: “in the end it's all behind you / it's time to let go”.
È un peccato che non sia stato compiuto lo sforzo di produzione di farne una suite unica senza soluzione di continuo.

Alla fine della storia, ancora una volta un disco per pochi, come per pochi è stata e rimarranno i Van Der Graaf Generator.

Rating del recensore: ★★★★

Bowie e la stella oscura di Peter Hammill


David Bowie a lungo ha rappresentato la stella polare dell'art rock, ed anche se oggi il suo nome ricorre solo fra i palati più raffinati, ancora ogni sua uscita discografica rappresenta un evento. Un gradino sotto, anche Peter Gabriel si è costruito un mito solido nella storia della nostra musica, a dispetto di una decisa pigrizia artistica: nove dischi un quarant'anni fanno poco più di uno a decennio. Una canzone all'anno, compresi i filler.
Invece Peter Hammill, che raramente si è sottratto all'appuntamento annuale con il proprio pubblico, resta un artista da carbonari.
Bowie era uscito dai radar, senza annunci né clamori, al cambiare del millennio. Quando si è ripresentato dopo una decade, ha trovato ad attenderlo il suo pubblico fedele. The Next Day era uno splendido album, doppio addirittura, ispirato ad uno dei suoi momenti più creativi, quell'Heroes berlinese di cui citava anche la copertina. Alla fine di questo 2015 ha nuovamente stuzzicato il suo pubblico con una canzone, Blackstar, notevole per molti versi. Dura 10 minuti, un record per un singolo da classifica, ed è ricco di momenti di fascino. Una melodia aliena e sfuggente, che si modifica ed evolve nel corso del brano, senza utilizzare artifici come improvvisazioni o ritmi dance; elementi che evocano il suo passato, ma al tempo appaiono inequivocabilmente nuovi. Echi di jazz contemporaneo che vanno e vengono dai confini nebbiosi dell'arrangiamento.
Ce n'è da rimanere affascinati. Da subito, però, mi sono reso conto che il suo ascolto mi evocava altro, oltre alle melodie dello Ziggy Stardust dei primi anni settanta. C'è quel momento nella seconda parte della canzone, quando la melodia orecchiabile viene spezzata ciclicamente da un coro dissonante che ripete "I'm a Black Star", in cui non ho potuto fare a meno di pensare a Peter Hammill, ed i suoi arrangiamenti spigolosi, dove melodie e dissonanze vanno a braccetto.
Tolto dal piatto Blackstar (se si può usare questa metafora per un brano di musica liquida), ho messo gli ultimi due Van Der Graaf Generator, quelli del trio, e ho verificato una naturale continuità di genere. Una volta si registravano playlist ai limiti dell'arte sui natri magnetici delle C90. Oggi ho mischiato sull'iPod Blackstar di Bowie, più la sua precedente Sue (or in a season of crime), ed una quantità di brani di Hammill, con e senza i Van Der Graaf, ed ho pensato con rammarico a quanta grande musica una gran parte del pubblico del rock, ormai ridotto ma attento, si perda.
Cos'è mancato ad Hammill per essere ricordato come Bowie o Gabriel? Solo un po' di malizia. Sarebbe bastato cercare qualche hook e qualche canzone più adatta all'ascolto radiofonico.
La sua discografia è splendida, ma di certo non facilmente praticabile: le sue orme vanno cercate con tenacia su vette innevate e deserti infuocati. Ho cercato di dare il mio contributo alla ricerca dell'isola del tesoro di Hammill attraverso il blog PHVDGG, dove ho cercato, con risultati sotto le mie stesse aspettative,  di disegnare una mappa del tesoro dei suoi dischi.
Aggiungo qui una playlist su Spotify, intitolata significativamente MEET PH, che non è il Best Of, ma semplicemente un teaser, un mazzo di canzoni, eterogenee, che potrebbero rappresentare per le orecchie sensibili del pubblico di Bowie, un capo del filo rosso che introduce alla sua musica.
Provare per trovare.



VDGG Merlin Atmos


Esoteric Antenna, 2 febbraio 2015 (registrato in concerto nel giugno 2013)


CD1: 
Flight  (21:30) 
Lifetime  (5:11) 
All That Before  (7:46)
Bunsho  (5:48) 
A Plague of Lighthouse Keepers  (24:05) 
Gog  (6:39) 

CD2: 
Interference Patterns  (4:28)
Over the Hill  (12:36)
Your Time Starts Now  (4:14)
Scorched Earth  (10:14)
Meurglys III, The Songwriter's Guild  (15:24)
Man-Erg  (11:30)
Childlike Faith in Childhood's End  (12:37) 

registrato durante il tour europeo del giugno 2013, da:

Peter Hammill - voce, chitarra, tastiere
Hugh Banton - organo, pedali basso
Guy Evans - batteria 

Non esiste band più allergica al successo dei Van Der Graaf Generator. Non si spiegherebbero altrimenti scelte assolutamente non commerciali (quando non suicide) come quella di portare in tour la suite di Flight, già difficile da seguire su disco (A Black Box di Peter Hammill, 1980), decisamente dispersiva dal vivo, in trio senza l'ausilio del sax. Non paghi, l'altra suite è quella di A Plague Of Lighthouse Keeper, da Pawn Hearts (1971), un brano la cui complessità è però ripagata dalla popolarità fra il pubblico. Prima del tour del 2013 il brano era stato eseguito solo una volta alla TV belga, che l'aveva pretesa in occasione di una trasmissione live.
Tutti gli altri brani non sono meno che perfetti. Una grande testimonianza del trio.

All the tracks are not short of perfection. A great evidence of the trio.

consiglio per l'acquisto: per tutti gli spettatori del tour del 2013

rating del recensore: ★★★★½


PH > ...all that might have been...


Il periodo creativo di un artista è di una decade. Quella di Peter Hammill è stata quella degli anni settanta (il che non gli ha, naturalmente, impedito di donarci un bel poker di album romantici di pregio anche negli anni ottanta e novanta). Gli anni duemila, che Hammill ha affrontato da cinquantenne, sono divisi fra il ritorno on the road della band, i Van Der Graaf Generator, e la consueta quantità di dischi intimisti registrati in perfetta solitudine, tutti molto simili fra di loro - in rappresentanza dei quali si può eleggere uno per tutti Consequences, del 2012, che mi pare bastare ed avanzare.

Questo nuovo All That Might Have Been presenta, per la durata di ben tre CD, una serie di canzoni (canzoni?) senza soluzione di continuo, registrate nel corso di due anni nello studio casalingo, approfittando degli intervalli fra i concerti con il gruppo e quelli solisti.
Tre CD in cui si fatica a trovare una sola nota che non sia stata udita prima, o un solo momento che faccia rizzare le orecchie.
Anche se nessuno può onestamente pretendere da Hammill più dei tanti capolavori che ha già donato alla musica contemporanea (e senza averne probabilmente riconosciuto in cambio il giusto merito), dispiace comunque un po' che l'artista si sia ritirato nel confortevole rifugio della routine, rinunciando alla voglia di rinnovare.
D'altra parte è lui il primo a dichiarare che non ascolta più musica di altri, ed è proprio quando non si ha più voglia di imparare che si invecchia.

Un disco strettamente per fan. Il mio consiglio agli amanti di Peter Hammill è di non perdersi per nulla al mondo Damien Rice.


The creative period of an artist is a decade. The one of Peter Hammill were the seventies (that didn’t prevent him to give us a nice poker of romantic and valuable albums even in the eighties and nineties, of course). The years 2000s, that Hammill faced at fifty years old, are divided between the return on the road of the band, Van Der Graaf Generator, and the usual amount of intimate discs recorded in perfect solitude, very similar one to each other: you may elect one for all, Consequences, of 2012, which could be enough.

This new album presents, for the duration of three whole CDs, a series of songs (songs?) seamless continuous, recorded during two years in the home studio, taking advantage of the intervals between the concerts with the group and the solo ones.
Three CD in which it is hard to find a note that has not been heard before, or a moment that catch your ears.

While no one can honestly claim to Hammill more of the many masterpieces that he has already donated to contemporary music (probably without the right consideration in return), however, I feel a bit sorry that the artist has withdrawn in the comfortable refuge of the routine, giving up the desire to walk further on up the road.
There is a meaning in the fact that Hammill is the first to declare that he does not listen to much music in these days. When you lose desire to learn, that’s when you get older.

For Fans Only. My advice to lovers of Peter Hammill music is to give a listen to Damien Rice.

Van Der Graaf Generator, tour 2013


Si è concluso il 5 luglio nella Piazza Duomo di Pistoia il tour 2013 del trio, un tour diverso e coraggioso, per aver messo in scaletta ben due suite praticamente inedite dal vivo: A Plague of Lighthouse Keepers è stata suonata non molto più di una volta (alla TV belga), mentre Flight è un brano della discografia solista di Peter. Riportiamo la recensione dell'ultimo show, dal racconto del Pistoia Blues Festival di BEAT


Difficile avere uguali aspettative per la serata successiva, con i sempreverdi Van Der Graaf Generator, e l'idolo dei ventenni nostrani Steven Wilson, il nerd del neo-prog. Costretti dai capricci del giovane Wilson ad aprire quando ancora il sole splende, la intima "musica da camera" dei tre grandi vecchi, Peter, Guy e Hugh, fatica a prendere in un ambiente grande come Piazza Duomo. È l'ultimo show di un tour coraggioso, in cui i tre musicisti hanno messo in repertorio per la prima volta due suite intense e non facili, Flight e A Plague of Lighthouse Keepers. Il suono è spigoloso, la voce di Peter sofferente, ed il grosso del lavoro in assenza del sax di sicura presa di David Jackson (purtroppo non più nella band) viene eseguito da Guy Evans, un batterista potente e raffinato. Flight è un po' freddo per l'ambiente, ed il gruppo trova il tocco nella Lighthouse Keepers dal leggendario Pawn Hearts, suonata proprio al tramonto, anche se la mancanza della parte di Jaxon è evidente. Non ci sono bis perché il tempo rimasto è di Pierino-la-peste-Wilson, solo un momento per il commovente commiato di Hammill.


Adesso cosa? Lo abbiamo chiesto a Guy, che ci ha risposto: "Non ne ho nessuna idea, neanche il minimo indizio. Ci troveremo a cena la prossima settimana, noi della band, e decideremo qual è il prossimo passo". 
Io dico un album dal vivo, e voi? 

(in foto Guy con il sottoscritto, la giornalista musicale e scrittrice Eleonora Bagarotti, ed il big boss della security Silvano Martini) 

una mappa: guida alla discografia di PH VDGG



Quando ho creato il sito PH VDGG intraprendendo il lavoro di analizzare la enorme discografia di Peter Hammill e dei Van Der Graaf Generator, il punto di arrivo che mi prefiggevo era di creare una mappa del loro cammino, con particolare riguardo ai dischi registrati.

Nel frattempo ho avuto modo di cercare, acquistare, ascoltare ed eventualmente apprezzare / amare ogni disco di cui parlo, ho conosciuto di persona ogni membro della band, da Peter Hammill fino addirittura a Chris Judge Smith, ed ho visto i loro concerti. Eleonora Bagarotti ha tradotto i testi ed insieme abbiamo realizzato un libro su Hammill ed i Van Der Graaf Generator che prima o poi daremo alle stampe.
Io non credo che la storia creativa di un gruppo di talento artistico si riduca a creare dischi in ordine cronologico uno dietro l’altro; tendo piuttosto ad immaginare la storia delle persone (e in realtà la Storia in generale) come un cammino attraverso realtà differenti, aspetti e momenti diversi, città, campagne, montagne, isole… tendo a estrapolare un senso, un significato più alto in ogni cammino.
Quella che qui propongo è la mia personale interpretazione del cammino di Peter Hammill e dei Van Der Graaf Generator.
Questo post vuole anche costituire una guida alla conoscenza, ed un consiglio all’acquisto, dei dischi (la stella piena contrassegna i dischi fondamentali, di cui non si potrebbe fare a meno. La stella vuota di quelli che vale comunque la pena di acquistare / ascoltare appena dopo).

A Map: a guide to the records of PH and VDGG

When I first created the site PH VDGG beginning a path into the huge discography of Peter Hammill and Van Der Graaf Generator, the goal that I longed for was to draw a map of their musical journey, especially of their records. Meanwhile I had the chance to find, buy, listen and eventually appreciate / love every record I am talking of; I did meet them in person, from Peter Hammill to Chris Judge Smith and I testified their live shows.
I don’t see the story of a talented artist as a list of albums; I always figure out the history as a path between different sites, moments, places, peaks, islands… I try to see an higher meaning in any path.
What I propose here is my personal interpretation of PH and VDGG path. It is also a guide to the knowledge and the buy of their records (the full star mean a fundamental disc; the empty star a record to buy soon after…)


Mark 0: preflight 

VDGG The Aerosol Grey Machine (Sept 1969)
PH Fool's Mate (July 1971)

Sono i dischi di formazione del gruppo, quelli in cerca di una identità e di esperienza. For fans only.

These are the records of a group looking for an identity and an experience. For fans.

Mark I: il prog

VDGG The Least We Can Do Is Wave To Each Other (Feb 1970) ☆
VDGG H to He, Who Am the Only One (Dec 1970) ☆
VDGG Pawn Hearts (Oct 1971) ★
PH Chameleon in the Shadow of the Night (May 1973)
PH The Silent Corner and the Empty Stage (Feb 1974)
PH In Camera (July 1974)

È la band underground, quella ruggente, feroce, selvaggia, sperimentale, senza compromessi del periodo classico. Sono gli anni del progressive sinfonico di In The Court Of The Crimson King, The Musical Box, Close To The Edge, e la musica della band è strettamente legata a quel periodo musicale e culturale. Il suono è sperimentale, creativo, senza confini e senza compromessi. I primi due album comprendono alcuni dei classici del gruppo, Pawn Hearts del 1971 è il picco dei VDGG underground, una navigazione nel maelstrom sonoro che conduce alla suite di A Plague of Lighthouse Keepers.
Lo scioglimento avviene per motivi economici più che artistici, e i tre album di Hammill sono indirizzati nella stessa direzione, progressive, con brani incorporati poi nello show della band; solo più semplici dal punto di vista strumentale, anche per il budget ridotto, e vanno perciò ritenuti un’appendice dello stesso capitolo creativo.

This is the underground group, the roaring, fierce, wild group of Classic Days. These are the days of symphonic prog of King Crimson, Genesis, Yes and the music of the band is tied to that culture. The sound is experimental, creative, boundless and with no compromise. The first two albums include some standards of the band. Pawn Hearts (1971) is the peak of the band, a navigation through the sound maelstrom that leads to the suite di A Plague of Lighthouse Keepers.
When VDGG quit is because of money, not because of shortness of ideas, so the three PH albums look in the same direction, with some songs that were / will be part of the repertoire of the band; just a little bit simpler.

Mark II: lo zenit 

PH Nadir's Big Chance (Feb 1975) ★
VDGG Godbluff (Oct 1975) ☆
VDGG Still Life (Apr 1976) ★
VDGG World Record (Oct 1976) ★
PH Over (Apr 1977) ★

Spira già un’aria nuova nella musica quando i VDGG si riuniscono, e la band la respira a pieni polmoni. La trilogia comprende canzoni di grande intensità, fra le più belle scritte da Hammill, attraversate da arrangiamenti intensi ma dall’architettura più lineare e moderna. Gli album solisti di Hammill si discostano decisamente sia dal prog che dal suono della band principale: Nadir’s è un disco rock duro e romantico precursore delle sonorità del punk a venire. In un paio di brani inventa letteralmente il suono dei Sex Pistols. Over è un disco di canzoni, intense canzoni d’amore per un amore perduto.

A new wind blows in music when VDGG reunite, and the band breaths it. The trilogy includes very intense songs, between the best ever written by Hammill, crossed by strong arrangments ma with a lighter architecture. The solo albums by PH turn in a new direction, away from progressive and from the sound of the group. Nadir’s is a romantic hard rock album that comes before the sound of the coming wave of punk. A couple of songs literally build the sound of the Sex Pistols. Over is a wonderful album of love songs for a big love that is lost.

Spin off: la new wave 1 

VDG The Quiet Zone/The Pleasure Dome (Sept 1977) ☆
VDG Vital (live, July 1978) ☆

Una nuova formazione della band senza sax e tastiere ma con violino e basso, che parte da suggestioni new wave alla Roxy Music per capitombolare nel punk vero e proprio del doppio live registrato al Marquee di Londra nella stessa serata di Ultravox ed Adam & The Ants.

A new formula for the band, without saxophone and keyboards but with a violin and electric bass guitar. It starts from new wave suggestions "Roxy Music" like, to drive to real punk in the live record recorded at London Marquee in the same evening of Utravox and Adam and the Ants.

la trilogia monocromatica: la new wave 2 

PH The Future Now (Sept 1978) ☆
PH pH7 (Sept 1979) ☆
PH A Black Box (Aug 1980) ☆
PH Sitting Targets (June 1981) ★

Hammill è al vertice della propria creatività, e realizza dischi intrisi dell’energia della new wave ma anche coerenti con la propria gotica sperimentazione. Ci muoviamo sulla stessa lunghezza d’onda dei dischi contemporanei di Peter Gabriel e Robert Fripp. Sitting Targets è forse l’album di ricapitolazione e più accessibile.

Hammill is at the peak of his creativity and he builds records soaked with new wave energy but even consistent with his gothic experimentation. He moves on the same wavelenght of the contemporary records of Peter Gabriel and Robert Fripp. Sitting Targets is maybe the most accessible record of the stack.

K group: il punk 

PH K Group: Live At Rockpalast, Hamburg 1981 (registrato live 1981, edito 2016) ★
PH K Group: Enter K (Oct 1982)
PH K Group: Patience (Aug 1983)
PH K Group: The Margin + (registrato live 1982-1983, edito 1985) ★

L'energia della new wave si sublima in punk. Gli album più significativi sono quelli registrati dal vivo.

The raw energy of new wave sublimate in punk rock: the most significant record are the live ones.

Gli album romantici 

PH The Love Songs (Aug 1984) ☆
PH Fireships (March 1992) ☆
PH The Noise (March 1993)
PH Roaring Forties (Sept 1994) ☆

Una selezione degli album in studio più riusciti nell’arco di 10 anni comprende il remake delle canzoni d’amore di Love Songs, il sinfonico Fireships, lo spigoloso The Noise, l’epico Roaring Forties.

This is a selection of the best studio albums in a ten years period, including the remake of love songs to the symphonic Fireships, the sharp The Noise, the epic Roaring Forties.

il 2000 

PH Consequences (Apr 2012)

Gli album del nuovo millenio vedono gli arrangiamenti farsi sempre più essenziali, in coerenza con i concerti che sono sempre più spesso solisti con il nudo accompagnamento della chitarra o del pianoforte, e tutti con i testi che ruotano attorno ad un tema specifico. Una sorta di Peter Hammill da camera. Consequences del 2012 è probabilmente un ottimo compendio del periodo.

The new millenium works have more essential arrangements, consistent with the live show that becomes more often solo concerts by naked voice and piano or acoustic guitar. The lyrics tend to include a specific theme. A kind of "camera" Peter Hammill. Consequences (2012) is probably a very good compendium of this period.

mark III: il ritorno ed il trio  

VDGG Present (Apr 2005) ☆
VDGG Trisector (March 2008)
VDGG A Grounding In Numbers (March 2011) ☆
VDGG Do Not Disturb (Sept 2016)

La band ritorna nel 2005 con un disco registrato praticamente dal vivo in studio, con un ottimo suono. David Jackson lascia il gruppo in seguito ad un diverbio (probabilmente due leader sono troppi nello stesso gruppo) e la band continua come trio con ottimi risultati.

VDGG comes back in 2005 with a disc recorded live in studio, with a great sound. David Jackson quits because of an altercation (probably two leaders are a bit too much in the same band) and the group keeps on playing as a trio, with great result.

i live 

VDG Vital (live, July 1978) ☆
PH K Group Live At Rockpalast, Hamburg 1981 (registrato live 1981, edito 2016) ★
PH K Group The Margin + (registrato live 1982-1983, edito 1985) ★
PH Typical Solo Performances (registrato live 1992, edito Apr 1999) ★
PH In The Passionskirche Berlin 92 (registrato live 1992, edito 2009) ☆
PH There Goes The Daylight / The Noise (registrato live Apr 1993) ☆
PH + Guy Evans: The Union Chapel Concert (registrato live, March 1997)
PH + Stuart Gordon Veracious (registrato live 1999 - 2002, edito 2006)
VDGG Real Time (registrato live, March 2007) ★
VDGG Live At The Paradiso (registrato live, June 2009) ★
PH PNO GTR VOX Live Performances (Oct 2011) ★
VDGG Merlin Atmos (registrato live, Jun 2013, edito Feb 2015)

È piuttosto semplice consigliare un disco dal vivo di Peter Hammill e dei VDGG: qualsiasi disco si riesca a trovare. Non solo perché sono tutti ottimi, ma soprattutto perché sono praticamente tutti esauriti. Al momento i più significativi e reperibili sono PNO GTR VOX di Hammill del 2011, sia in forma di doppio CD che di esteso box, e Live At The Paradiso (2009) della band in formato trio. Irrinunciabile anche Real Time (2007) dei VDGG classici, che però al momento è reperibile solo ad alto prezzo.

It is quite simple to recommend a live album from PH or VDGG: any record you are able find. This is because every of them is very good, and because they are almost all sold out. Actually the ones to look for should be PNO GTR VOX (2011) from Hammill (available also as a box) and Live At The Paradiso (2009) from the trio. You should look for Real Time (2007) too of classic group, but at the moment it is available only at expensive cost.

P.S.: quale disco comperare per primo? Di Peter Hammill: Over (Charisma 1977). Dei VDGG: Still Life (Charisma 1976). 

So, wich record to buy first if you have no one? My advice is: Over from PH, Still Life from VDGG. 



Judge Smith



Dietro ad ogni storia c’è spesso una leggenda. La leggenda dietro i VDGG si chiama Chris Judge Smith. Alla fine degli anni '60, Judge truccato da vampiro suonava varie percussioni (fra cui una macchina per scrivere) in un duo di cui l’altro elemento era il cantante Peter Hammill. Il duo si chiamava Van Der Graaf Generator, nome ideato da Judge durante un viaggio ad Haight-Ashbury, San Francisco.
Fu Judge a portare David Jackson nella band e poi a ritirarsi, complice la sua tendenza a tenere un basso profilo, quando si rese conto che dopo l’ingresso del batterista Guy Evans il proprio ruolo nel gruppo si era ridotto.

Da allora Judge non ha mai smesso di essere artista: ha scritto testi e musiche per il teatro, libretti per un’opera lirica, dischi di canzoni (concentrati soprattutto in questo millenio, grazie alle possibilità che la tecnologia ha offerto di realizzare uno studio di registrazione personale) e tre opere rock che definisce “songstories” fra cui Orfeas (con Lene Lovich, John Ellis e David Jackson), The Climber  e Curlys Airship, un enorme lavoro in due CD sulla storia del più grande dirigibile di tutti i tempi, il britannico R101 precipitato mentre tentava un impossibile viaggio verso l’India. Fra i collaboratori del lavoro i VDGG, Ray Manzarek e Keith Emerson.
Judge ha scritto canzoni di successo per Lene Lovich, come "What Will I Do Without You" e "You Can't Kill Me”, e la cantante ha partecipato di frequente ai suoi progetti.
Anche alcune note canzoni di Peter Hammill sono firmate da Judge Smith, fra cui "Been Alone So Long" (da Nadir’s Big Chance”), "Time for a Change" e "Four Pails”, e per lui Judge ha scritto il libretto di The Fall Of The House Of Usher ispirato ad Edgar Allan Poe.
Ha girato un corto musicale intitolato The Brass Band ed ha registrato persino un disco di musica per fisioterapia.


Ha collaborato con David Jackson ad uno spettacolo hi-tech per coro ed orchestra dal titolo The House That Cried (una storia ispirata alla realtà di una casa infestata da fantasmi di bambini morti in un incendio causato da una bambinaia malata d’amore) suonato per diverse volte di fronte ad un pubblico di centinaia di bambini, per avvicinare i bambini disabili alla musica.

Fra i dischi di canzoni di Judge il più popolare a tutt’oggi è probabilmente Full English, brit songs al 100%, anche se il nuovo disco, di imminente pubblicazione, promette di essere particolarmente aggressivo.


(in basso a destra assieme a Judge, il vostro vanitoso report)

collegamenti: il sito di Judge Smith 


VDGG > ALT



I Van Der Graaf Generator sono una band molto speciale per il pubblico italiano, e l'unico vero gruppo sopravvissuto della stagione del rock progressivo, considerando che sia gli Yes che i Jethro Tull in circolazione sono in realtà scampoli di passato che utilizzano il nome per mere necessità economiche (l'una senza il frontman, l'altra con solo quello). Dal 2005, anno in cui sono riapparsi come band (Peter Hammill non era mai scomparso, avendo più o meno sempre realizzato un disco all'anno a proprio nome dal 1969), il mio rapporto con la band ed i loro dischi si è piuttosto modificato; cresciuto direi. Da allora ho realizzato un sito (PH VDGG) che tiene traccia del loro lavoro negli anni, ho conosciuto personalmente Hammill, Banton ed Evans, li ho seguiti in concerto, ed ho assistito anche ad almeno uno dei migliori show di Hammill; esperienze che hanno modificato in modo sensibile il mio punto di vista sui loro dischi. Da allora un elemento portante del suono della band, il sassofonista David Jackson, se ne è andato (leggi: è stato allontanato) per problemi caratteriali, ed il trio superstite ha dovuto reinventare gli equilibri del proprio suono. In modo egregio in concerto, come dimostra Live At The Paradiso del 2007, fratello gemello del live Real Time del quartetto del 2005. In modo più strutturato in studio, con due album molto elaborati, molto studiati ed anche riusciti ed apprezzati dal pubblico come il lucido Trisector del 2008, un tentativo di rendere gradevole e contemporaneo le proprie canzoni, e lo sghembo A Grounding In Numbers del 2011, lavoro che i ritmi geometrici e l'esuberanza delle tastiere rendono più affine a certi EL&P se non Gentle Giant (Free Hand) che ai gotici e fiabeschi Van Der Graaf del passato. Gli show del trio dimostrano però che il nuovo materiale non costituisce nulla di più del tessuto sonoro da cui prendere il largo verso gli esaltati e visionari grandiosi affreschi del passato. Mi era capitato in cuor mio di rimpiangere in qualche modo una certa mancanza di coraggio del trio che si presenta al nuovo secolo (millenio) con sobrietà quasi a sottolineare di non essere legati a schemi sonori considerati troppo fuori moda: l'avanguardia ed il rock sinfonico. Qualche cosa deve essere scattato nel concepire ALT, perché qui il gioco dei Van Der Graaf Generator appare niente meno che ribaltato. Non solo ALT non è un disco educato e corretto, ma neanche è un disco che ripesca nel confortante mondo del noto e del passato. ALT non è niente di meno di un disco sperimentale, d'avanguardia, come quelli che comparivano nei negozi di dischi nel 1970 e poco oltre. Alla Pink Floyd o alla Can o Faust per intenderci - in effetti non assomiglia affatto ad alcun disco dei VDGG. Intanto Peter Hammill, tradizionalmente autore principale e front man, non canta neppure. C'era un secondo CD ad accompagnare quel Present del 2005 citato sopra (un doppio cd in studio! Merce più rara di un doppio vinile…), un disco di improvvisazione in cui il quartetto si riscaldava in studio di registrazione per ritrovare l'intesa dopo un così lungo silenzio, per registrare le nuove canzoni. Peter Hammill paragona questo ALT a quel lontano disco, ma si tratta più di un richiamo al metodo di lavoro che al suono; per effetto dell'affascinante sax di Jackson la seconda parte di Present era venato di improvvisazione jazzistica qui del tutto assente. Non piacque molto ai fans, ma mi accorgo che personalmente è il lavoro che preferisco fra quelli dei redivivi VDGG. Diversa è la sperimentazione di ALT: pura improvvisazione, senza alcun programma e senza nessun progetto, tanto che si tratta per lo più di riscaldamento di studio o di sound check, divertissement che non era previsto sarebbe stato udito da alcuno. Molto basata su batteria ed organo (e non c'è da stupirsene, visto che Hammill è più cantante che strumentista, e che qui decide di non cantare mai), richiama tanto una band che con i Van Der non ha mai avuto a che fare, i Pink Floyd cosmici di Ummagumma e tutte le band tedesche che ne sono rimaste influenzate, dai Tangerine Dream in la. E un po' di Soundscapes (nelle parti di Hammill).
Già di per sé un disco "sperimentale", il primo nel music biz dopo quarant'anni, avrebbe tutte le carte in tavola per essere tenuto in gran considerazione dai palati fini. Poi è anche molto agradable, a patto ovviamente di essere portati per il rarefatto suono cosmico dei nomi citati, dai Dream ai Floyd ai tedeschi. Si potrebbe obiettare che nessuno avrebbe avuto da ridire se in questa ora (e un minuto) di musica avessero trovato posto anche un paio di canzoni di Hammill, magari come quelle due che chiudono il suo recente disco solista Consequences che sembrano scritte apposta apposta per i Van Der Graaf. Ma non è nello stile di Hammill, rigido classificatore amante della pulizia e del rigore: se ALT doveva essere un disco di echi (Echoes) di improvvisazione nella nebbia, così lo deve essere dagli uccellini della prima traccia alle note dell'ultima.

Blue Bottazzi BEAT


consiglio per l’acquisto: musica strumentale improvvisata con suggestioni fra i Pink Floyd cosmici e i soundscapes.

rating del recensore: ★★★


VDGG World Tour 2012


VdGG in North America:

June
22nd Nearfest, Bethlehem PA
23rd Sellersville Theater, Sellersville PA
24th Ram's Head, Annapolis MD
27th Howard Theater, Washington, DC
28th The Regent Theater, Arlington MA
29th Tralf Music Hall Buffalo NY
30th The Concert Hall, New York Society for Ethical Culture, New York, NY - tickets here:

July
2nd Le Palais Montcalm, Quebec City
3rd Montreal Jazz Festival

VdGG in Japan:

August
23rd Club Citta, Kawasaki
25th Prog Fes Hibiya Open Air Theatre Tokyo

Peter Hammill Italian Tour 2012


Setlists:

Trieste, Teatro Miela 10/05/2012

The Siren Song(Van der Graaf 'song)
Too many of my Yesterdays
Just good friends
Bravest Face
Time Heals
Comfortable
Shingle Song
Central Hotel
Stumbled
Amnesiac
Patient
Faculty X
The Mercy
A Better Time
A Run of Luck
Traintime
Encore: Modern

Schio, Teatro Astra, 11/05/2012

The Comet, The Course, The Tail 
If I Could 
Driven 
Sitting Targets 
Been Alone So Long 
Last Frame (Van der Graaf 'song) 
Easy to Slip Away 
The Unconscious Life 
Close To Me 
Losing Faith in Words 
Undone 
Slender Threads 
The Habit of the Broken Heart (Van der Graaf Generator 'song) 
- On Tuesdays She Used to Do - Yoga 
A Run Of Luck 
Stranger Still 
Encore: Ophelia 

Milano, Salumeria Della Musica 13/05/2012

My Room - waiting for wonderland - (Van der Graaf Generator 'song)
That Wasn't What I said
Autumn
Meanwhile my Mother
Your Times Starts Now(Van der Graaf Generator 'song)
Vision
Last Frame(Van der Graaf 'song)
The Birds
Stumbled
Afterwards(Van der Graaf Generator 'song)
Modern
- This Side of - The Looking Glass
Bravest Face
The Mercy
A Run of Luck
Still Life (Van der Graaf Generator 'song)
Encore: House With No Door (Van der Graaf Generator 'song)


Dalla “Terra Incognita”, il cantore delle stelle e dei vuoti interiori e il suo tour italiano

“Le canzoni per me sono solo un pretesto, un vestito attorno all'emozione che raccolgo dall'aria e porto alla gente. Io sento quello di cui chi mi ascolta ha bisogno in un certo momento e suono quell'emozione, nessuna mia interpretazione sarà mai uguale all'altra”.
A cena, dopo il concerto di Trieste, queste le parole di un Peter Hammill intento a consumare a fatica mezza cotoletta con una foglia d'insalata.
Un uomo di un'eleganza e una cordialità estranee ad un paese chiassoso come il nostro che pure la sua musica ha amato più di qualsiasi altro, perchè teatrale, altamente manifestata, come in un “nostro” rito cristiano e pagano al contempo, tra donne urlatrici ma pie, dal viso coperto con un velo nero, mentre i fiori dispensano un tripudio di colori e il sole incendia il bianco delle case.
Perennemente sospeso tra una vitalità estrema e il senso di morte, il dramma nell'accezione più arcaica del termine e la grazia, Hammill, ha voluto dedicare all'Italia tre date davvero speciali per presentare il suo nuovo album Consequences, qui recensito poco tempo fa.
Una forma vocale eccezionale, capace di abissi sempre più terrifici con gli anni e vette ora urlate, ora appena sussurrate in un sofferto falsettone rinforzato da contraltista di formazione gesuita, quale è stato, che traghetta in una frazione di secondo al boato in voce piena.
L'immagine che resta è quella di un corpo esile che si contorce in continui spasmi su una chitarra e un pianoforte strazia(n)ti. Un uomo che non ha bisogno di vestirsi in un modo particolare (una lunga camicia bianca e un pantalone di tuta nera per tutte e tre le date) e che può permettersi anche indifferenza nei riguardi della perfezione esecutiva, relegandola come lui dice “ai cultori della musica classica”. Un'artista che non ha necessità di risultare presente sul palco in altro modo che non sia la messa in scena di sé, di ciò che gli è dato nel momento, con un'autenticità che non ha termini di paragone passati e presenti, ma moltissimi epigoni, dichiarati e non.
Tre date differenti, più misurata quella di Trieste, inventiva e a suo modo “perfetta” nel dispensare emozione senza riserve e accuratezza esecutiva quella di Schio, estremamente passionale quella milanese.
Il Teatro Miela a Trieste è gremito e l'organizzazione di Davide Casali e Musica Libera ineccepibile. Eccellente l'audio, pianoforte Yamaha gran coda, chitarra acustica, graditissima la presenza del Peter Hammill & Van Der Graaf Generator Study Group, uno dei massimi organi di studio mondiali della musica del cantore inglese.
L'inizio è dei migliori con una The Siren Song cantata con fervore e nitidezza vocale, il suono della voce tenuto alto sul palato e “di testa” con una risonanza, un pathos e un controllo di dinamiche che letteralmente “scuote” il pubblico dalle poltrone. I migliori episodi della serata sono le esecuzioni di Bravest Face, dal nuovo album, di gran lunga più apprezzabile dal vivo e di A Better Time, qui proposta in una versione inedita, sommessa, fino all'esplosione in un liberatorio, lungo acuto finale. Quando a cena gli chiedo del perchè di una performance così differente da quella in studio e dai live precedenti che mi sono passati tra le mani, Hammill, sicuro, risponde “quando ho scritto il pezzo era importante comunicare alla gente che non c'era alcun migliore momento per svegliarsi alla propria vita e il brano era un inno, oggi... ogni periodo storico merita di essere cantato in modo diverso”. I primi secondi di Shingle Song, cantati a cappella, sono da pelle d'oca. Ancora una volta, la performance di Patience, mostra come questo sia il brano che per quanto tecnicamente tra i più impegnativi, l'interprete inglese sa affrontare con una sicurezza senza riserve e grande resa emotiva, un capolavoro di classe compositiva e partecipazione interpretativa che merita l'entusiasmo del pubblico.
Da un concerto bellissimo a Trieste ad uno meraviglioso a Schio.
A rendere peculiare la data, felicemente organizzata dall'associazione 'Schiolife' e Claudio Canova, la scelta di esibirsi inizialmente alla chitarra e, poi, al piano - un insolito Yamaha digitale - attraverso una formula inconsueta con ben 4 set diversi: chitarra - piano- chitarra e pianoforte ancora, un inedito nella storia delle esibizioni di questo artista. Poi, la dedica introduttiva a Driven e Sitting targets: scelte per 'il paese della macchina'. Schio, appunto. Dove nel 1892 viene acquistata - da Gaetano Rossi - la prima autovettura italiana.
Ma ancora... Levitas. Ecco come meglio qualificare l'approccio di Hammill al palcoscenico di Schio, Teatro Astra. Anche a fronte delle liriche più 'pesanti'. Si veda la divertita spiegazione a corollario dei (drammatici) versi di Close to me. “Non sono io in pericolo” - afferma PH - riferendosi, sorridendo, al testo. Non tutto è autobiografico, aggiunge, in italiano: “Io scrivo delle storie”. E subito - mettendo(ci) in guardia dal rischio, costante, dell'equivoco, dell'incomprensione - si lancia in una indimenticabile Losing faith in words, gemma assoluta del concerto. La fonte: A Black box, 1980. L'album che ogni seguace di Tom Yorke “dovrebbe” accostare. Il concerto ha inizio con una Comet, magica come non mai, al piano apre invece una splendida Easy to slip away dal primo vero disco solista del 1973. Magie anche nel secondo set di chitarra: Slender Threads e Yoga con Been alone so long e la inattesa accoppiata Last Frame e The habit of the broken heart, pescate dall'ultimo album dei "vecchi" Van der Graaf.
Un'altra sorpresa il secondo set di piano con la splendida A run of luck prima della conclusiva Stranger Still, sussurrata, con il finale - “a stranger, a wordly man”- rivolto al pubblico, intonato senza microfono.
La sobria, concisa eleganza nei gesti, la sicurezza esecutiva - rade le imperfezioni, pure pensando al recente passato - ed i frequenti sorrisi - incluso il consueto saluto: “grazie per la sera” - hanno catturato per cento minuti gli oltre duecento presenti. Sino all'ovazione finale. Con Hammill - sfinito - indotto a scusarsi per la mancata concessione di un secondo bis, richiesto a gran voce, dopo Ophelia, alla chitarra, con un pathos in più. Difficile esprimere giudizi diversi dal superlativo. Hammill a Schio ha confermato la grande forma vocale ma ha aggiunto una cura nella esecuzione strumentale in un concerto bellissimo, con una scelta di brani assolutamente inedita e dilatata in un passato importante quanto in un presente rappresentato con grande urgenza interpretativa.
Pausa di un giorno e poi Milano, la Salumeria della Musica. Tra i pochi templi della musica ormai sopravvissuti in una città che “era”, anche, culla culturale e che ora è divenuta sintesi della nevrotica sopravvivenza, di chi “fa” e non sa perché.
Un club ben più raccolto rispetto alle precedenti location, cosa che consente di accogliere e amplificare (grazie anche ad un'eccellente regia audio) ogni minima sfumatura interpretativa della voce di questo cantore delle stelle e dei vuoti interiori, qui spesso condotta a un drammatico canto gutturale con prolungati kargyraa che manifestano con cupa chiarezza il valore espressionista delle “canzoni”. Il tema della serata, dirà Hammill è “Il passato e il presente” e su tale assunto è organizzata la scaletta. Il primo è ben presentato da intense versioni di Last Frame, Vision, Modern e House With No Door, le ultime due, giustamente, salutate dalle standing ovation di un pubblico calorosissimo, con la presenza, tra le altre, di una folta e colorita rappresentanza del sito rockprogressive.it, che ha raccolto preziosi documenti dell'evento. Hammill, ha saputo, a modo suo, ringraziare con una serata che resterà nella memoria collettiva molto a lungo. Al presente sono ascrivibili le versioni di That Wasn't What I Said e A Run Of Luck da Consequences, The Mercy e Stumbled da Thin Air, Your Time Starts Now da A Grounding in Numbers dei Van Der Graaf Generator, per chi scrive, mai apprezzate in versioni così vibranti e pulite in un'esecuzione dal vivo, tali da creare una distanza non colmabile nel confronto con quelle in studio.
Assai riduttivo, come nei due precedenti appuntamenti, parlare di “concerto”. Un recital, che riduce la dimensione temporale ad una piega davvero imperscrutabile, che toglie significato alle categorie musicali e che ha il potere di impaurire, commuovere, stranire. L'alieno (al mondo) Rikki Nadir di Nadir's Big Chance (concept proto punk del 1975), ha voluto salutare ancora l'Italia da vicino e tra un sorriso e un'increspatura del viso sempre più scavato a fondo dal tempo, ha fatto ritorno in quella “Terra Incognita”, studio dove prendono forma le sue lucide e drammatiche visioni, “per studiare i brani della prossima tournée con i Van Der Graaf Generator” come ci racconta dal palco lui stesso. A Giugno il prossimo capitolo discografico di una carriera che, ormai, ha dell'incredibile.

Claudio Milano
- contributi per Schio di Emilio Maestri (Peter Hammill and Van Der Graaf Generator Study Group) e Alberto Della Rovere -
Foto e video a cura di Massimiliano Cusano (rockprogressive.it)

PH > Consequences


Fie! Aprile 2012

Eat My Words, Bite My Tongue (5' 29'') 
That Wasn't What I Said (5' 18") 
Costantly Overheard (4' 18'') 
New Pen-pal (4' 04") 
Close To Me (4' 05")
All The Tiredness (5' 54") 
Perfect Pose (7' 02") 
Scissors (5' 17") 
Bravest Face (4' 39") 
A Run Of Luck (3' 55") 

All songs by Peter Hammill 
Recorded and mixed at Terra Incognita, Wilts 2011/12 
Produced, played and sung by Peter Hammill 

note: (lo sto ascoltando)
consiglio per l’acquisto: il miglior album solista del nuovo secolo
rating del recensore: ✭✭✭✭


PH 2012


Peter Hammill > PNO GTR VOX Live Performances


Fie! Records, 10 ottobre 2011

disc 1 "What if I forgot my guitar?"


1. Easy to Slip Away (da Chameleon in the Shadow of the Night) 
2. Time Heals (da Over) 
3. Don t Tell Me (da Enter K) 
4. Shell (da Skin) 
5. Faculty X (da pH7) 
6. Nothing Comes (da Everyone You Hold) 
7. Gone Ahead
8. Friday Afternoon (da Singularity) 
9. Traintime (da Patience) 
10. Undone (da Thin Air) 
11. The Mercy (da Thin Air) 
12. Stranger Still (da Sitting Targets) 
13. Vision (da Fool's Mate) 


disc 2 "What if there were no piano?"


1. Comfortable (da Patience) 
2. I Will Find You (da Fireships) 
3. Driven (da Clutch) 
4. The Comet, the Course, the Tail (da In Camera) 
5. Shingle Song (da Nadir's Big Chance) 
6. Amnesiac (da X My Heart) 
7. What s it Worth? (da Chameleon...) 
8. Ship of Fools (da Vital) 
9. Slender Threads (da Chameleon…) 
10. Happy Hour (da Enter K) 
11. Stumbled (da Thin Air) 
12. Central Hotel (da Sitting Targets) 
13. Modern (da The Silent Corner and the Empty Stage) 
14. Ophelia (da Sitting Targets) 


brani di Peter Hammill
registrato nel tour del 2010 in UK e Giappone

Peter Hammill: voce, piano, chitarra


PH in concerto per sola voce, accompagnata dal pianoforte oppure dalla chitarra acustica, è probabilmente il modo più vero, essenziale, vergine di testimoniare le sue canzoni. Nessun arrangiamento, nessun belletto, nessuna influenza (prog, new wave, soft) ma solo la sua nuda creazione. Tanto che i pezzi cantati ed ascoltati in questa veste diventano estremamente omogenei, e le differenze di epoca (parecchi decenni) e di “genere” scompaiono di fronte alla nuda anima, che si più che mai contemporanea o per meglio dire fuori dal tempo.

Il disco è registrato in UK ed in Giappone, ed è stato organizzato in un modo originale: mentre PH dal vivo cambia postazione dal pianoforte o alla chitarra ogni tre o quattro canzoni, qui ha messo su un CD tutte le canzoni per piano e sul secondo quelle per chitarra, chiamando i due rispettivi dischi “cosa se avessi dimenticato la mia chitarra?” e “cosa se non ci fosse il piano?”; aggiungendo il valore aggiunto del paradosso (i suoi testi sono così ricchi di giochi di parole da essere difficilmente comprensibili per intero, specie ad uno spettatore italiano) che nel disco dove compare la parola “chitarra” si suona il pianoforte, e viceversa.

C’è almeno un precedente, Typical Solo Performances, registrato nel 1992 ed edito nel 1999, in cui PH registrava un suo concerto acustico per piano e/o chitarra. Più una seconda testimonianza degli show dello stesso anno, In The Passionkirche Berlin 92, per CD o DVD. Non a caso Typical è “tipicamente” citato come il disco preferito di PH dalla gran parte dei suoi fedeli fan.

Rispetto a Typical la scelta dei brani è forse meno orientata ai pezzi più famosi, ma il risultato è parimenti straordinario. Bastano tre o quattro ascolti perché chi conosce PH ami totalmente il disco, non so quanti per i neofiti della sua arte - ma vale assolutamente la pena di provarci; in particolare per chi è già orientato all’ascolto di canzoni di una certa profondità, come, tanto per mettere l’acquolina, a quelle del miglior Nick Cave.

leggi anche Blue Bottazzi BEAT


consigli per l'acquisto:

rating del recensore: ★★★★

la band

i Van Der Graaf Generator in formazione completa in una foto del 1969 tratta da The Least We Can Do: Peter Hammill, Hugh Banton, Nic Potter, Guy Evans, David Jackson...

da sx a dx: Hugh, Guy, Peter, Nic, Jaxon...

Van Der Graaf Generator in Italia, 2011



Da sempre c’è stato un feeling fra i Van Der Graaf Generator ed il pubblico italiano, ed il legame era evidentissimo mentre il pubblico andava affollandosi sul piazzale dell’elegante Conservatorio di Milano: erano palpabili l’emozione, l’eccitazione e la percezione di sentirsi uniti, confratelli, di fronte all’evento di un incombente spettacolo di culto e di cultura, una delle rare occasioni in questa epoca barbara di “sottocultura” televisiva e ottusità di marketing (l’era glaciale della finanza?).
La cornice del Conservatorio, poi, si presta particolarmente a fare da scenario naturale per una band di questo spessore - quanto pareva fuori posto rivederli qualche giorno dopo in un palazzetto dello sport. Una band come i VDGG dovrebbe suonare in scenari all’altezza della sua musica, da piazze lastricate ad anfiteatri antichi. Purtroppo il suo pubblico non è abbastanza numeroso per permetterlo sempre: carbonari della musica perduta, non tanti ma tanto innamorati.
Lo show dei Van Der Graaf Generator non è un semplice concerto. È piuttosto un rito, una evocazione gotica e pagana, un viaggio nell’oceano verso il gorgo del Maelstrom; è una mistica evocazione del Kraken. L’intera orchestra è rappresentata da due soli musicisti, che suonano però almeno per quattro: Guy Evans batte sui tamburi da elemento ritmico e solista assieme; Hugh Banton suona l’organo ed il synt, asseconda il pianoforte di Peter, e non lascia riposare neppure le gambe pigiando senza riposo sui pedali del basso, tutto all’unisono. “Come può una band suonare senza un basso?” si chiedeva Jerry Garcia, ma lui si riferiva ai Doors di Jim Morrison e Ray Manzarek. Peter, convoca Nic Potter!
I sacerdoti del rito sono Peter Hammill, l’artista che oggi alla Voce aggiunge piano e chitarra elettrica, e David Jackson ai suoi melodici e potenti sassofoni. Ma siccome Jaxon non c’è più dai tempi di un brutto litigio con la band, PH è restato solo a celebrare. I temi gotici dei Van Der Graaf si prestano ad essere evocati da lunari lavori come Man-Erg, Killers, Darkness, Refugees; Plague Of Lighthouse Keepers persino (se non fosse che quest’ultima non viene purtroppo mai suonata nel repertorio live della band). Al contrario, gli show di questo tour 2011 sono concentrati - legittimamente - sui due lavori più recenti, quelli del “trio”, come ci si riferisce ormai parlando dell’ultima reincarnazione del generatore. Ed è proprio con Interference Patterns e Mr Sands (che la prima sera mi erano sembrate addirittura identiche nella loro omologazione) che il vascello prende il largo, con l’equipaggio del pubblico e i traghettatori della band. Brani recenti che non evocano più di un po’ di burrasca, quanto basta per spaventare il cuore dell’equipaggio. La ballata lenta di Your Time Starts Now piace ai fan, ma a me pare persino un po’ banale, ed il suo contraltare di Lifetime è più da album solista di PH che da VDGG. Lemmings a Milano manca di qualche cosa: è il sax?
Cambia l’atmosfera con la lunga, incantata, ipnotica Meurglys III. Bellissima, è uno di quei magici momenti che vorresti non finissero mai; la burrasca si fa Tempesta, la magia si realizza ed il Kraken è evocato; se ne percepiscono i tentacoli fra la schiuma nera del mare. A Milano i momenti magici comprendono anche una selvaggia Childlike Faith in Childhood's End e il bis immoto di Still Life. A Cesena invece spunta Man-Erg, un’emozionante esplosione di musica che risucchia il pubblico nel vortice ipnotico del maelstrom. A Vicenza (dove però io non c’ero) va persino meglio, quando Bunsho è seguito da Gog e dalla amatissima La Rossa, e con The Sleepwalkers come bis.
A Roma per la prima data mi dicono che la band è apparsa un po’ frenata; a Milano PH è sembrato soffrire nei pezzi nuovi, molto complessi, dove la tensione di suonare sembrava smorzargli anche il canto, che si trasforma, si alza e si fa forte solo nell’esecuzione dei classici. A Cesena (ed a Vicenza) i brani nuovi invece paiono trasformati, la band è sicura e Peter canta con furore fin dall’inizio. La scaletta è la stessa, ma la sensazione molto diversa. I migliori fra i pezzi nuovi sono All Over The Place da A Grounding In Numbers e Over The Hill da Trisector. Quasi classici.
A Cesena per l’ultima tappa del tour italiano il pubblico è in visibilio e lo dimostra con applausi continui a scena aperta a sottolineare i momenti più lirici ed intensi. Peccato solo che il trio non abbia rispettato la promessa di una “grande sorpresa” per l’ultima serata del tour italiano. Il concerto è stato splendido, ma la lunghezza la stessa, la scaletta grosso modo pure e il bis sempre e solo uno.
La Tempesta Perfetta? No, ma forse quasi. Come dice Peter, raggiungere la perfezione significherebbe smettere di cercare e fermarsi, e lui vuole andare avanti.
Anche questa volta i Van Der Graaf Generator sono passati. Essere testimoni di un loro concerto non è solo un grande piacere. È un avvenimento, è un onore ed un privilegio. Una pietra miliare che resta nel tempo scritta nella nostra storia personale di ascoltatori della Musica. Chi c’era lo sa.

Blue Bottazzi BEAT


Van Der Graaf Italian Tour 2011


Blue Bottazzi & VDGG


da sinistra a destra: Peter Hammill, Blue, Hugh Banton, Guy Evans

Sono passati. Anche questa volta. Arrivati, Roma, Milano, Vicenza, Cesena. Hanno incantato il pubblico e sono ripartiti. Vederli è stato un grande piacere ed un grande onore. A cui ho unito il privilegio di passare un po' di tempo nell'intimità della band. Non il genere di esperienza che si scordi.

Roma, Parco della Musica, 4 aprile 2011:

Interference Patterns
Mr Sands
Your Time Starts Now
All That Before
Lifetime
Bunsho
Childlike Faith in Childhood's End
All Over The Place
Over The Hill
(We Are) Not Here
Man-Erg
+
Scorched Earth

Milano, Conservatorio, 7 Aprile:

Interference Patterns
Mr Sands
Your Time Starts Now
Lemmings
Lifetime
Bunsho
Meurglys III
All Over The Place
Over The Hill
(We Are) Not Here
Childlike Faith in Childhood's End
+
Still Life

Vicenza, Teatro Comunale, 8 aprile:

Interference Patterns
Mr Sands
Your Time Starts Now
Scorched Earth
Lifetime
Bunsho
Gog
La Rossa
All Over The Place
Over The Hill
Man-Erg
+
The Sleepwalkers

Cesena, Palasport, 9 aprile 2011:

Interference Patterns
Mr Sands
Your Time Starts Now
All That Before
Lifetime
Bunsho
Meurglys III
All Over The Place
(We Are) Not Here
Over The Hill
Man-Erg
+
Scorched Earth

PS: il mio ringraziamento speciale va a Emilio Maestri e al PH & VDGG Study Group, per avermi introdotto nel sancta sanctorum della band ed oltre. Ed al trio per avermici accolto.

Trovate una recensione dello show su Blue Bottazzi BEAT.

VDGG > A Grounding In Numbers


Esoteric Recordings, marzo 2011


Your Time Starts Now
Mathematics
Highly Strung
Red Baron
Bunsho
Snake Oil
Splink
Embarassing Kid
Medusa
Mr. Sands
Smoke
5533
All Over The Place

brani di Banton, Evans, Hammill
prodotto da Peter Hammill
registrato dal 3 al 9 aprile 2010 ai Propagation House Studios nel Devon e a Terra Incognita da:

Hugh Banton: organo e basso, harpsicord, piano, glockenspiel, basso a 10 corde
Guy Evans: batteria e percussioni; chitarra su (12)
Peter Hammill: voce, piano, chitarre, basso ashbory su (7)

Uno dei dischi più pensati, arrangiati, complessi dei VDGG dai tempi di Pawn Hearts. Evidentemente la voglia di farcela senza il sassofono di David Jackson è tanta. A Grounding In Numbers dura quasi un’ora, ma è un concentrato di idee, un liofilizzato che cresce nel tempo. Un lungo fluire di musica lungo tredici episodi legati l’uno all’altro da un filo logico e coerente, quasi a creare una unica composizione. Un complicato nodo gordiano che si srotola lentamente e faticosamente ascolto dopo ascolto alle orecchie dell’ascoltatore attento e paziente (e aggiungerei anche un po’ colto). Venuta meno l’altra personalità dominante della band (quella di Jackson, appunto), resta Hammill a farla da padrone in quello che potrebbe apparire un disco solista rivestito però dei preziosi arrangiamenti che nella povertà francescana dei suoi dischi mancano (recentemente) quasi del tutto. Le idee, gli spunti, le musiche sono molti/e; quello che però manca con evidenza è il lirismo liberatorio di Jackson, il suo sax che con le sue note emozionanti riusciva a limare gli angoli spigolosi della sperimentazione della musica del generatore, l’improvvisazione e il guizzo libero degli strumenti che sul disco pare bandito. Non a caso la geometria non convenzionale della voce di Hammill e gli arrangiamenti basati largamente sulle tastiere portano talora alla mente i momenti migliori di un’altra raffinata band dell’era progressive, i Gentle Giant. Il disco inizia dalla fine, da una Your Time Starts Now che ha tutte le caratteristiche del brano lento di chiusura; e si sviluppa ora fra echi progressive (Highly Strung, Mr. Sands, Bunsho), ora ritmi funky (Smoke, 5533), ora temi sci-fi (Medusa, Splink) ed esercizi della fantasia (Mathematics), legando l’ascoltatore ad un disco comunque splendido per chi ha la voglia di ascoltarlo, un disco che ricambia lo sforzo non consumandosi neppure dopo mille ascolti. Ma forse con il rimpianto che Jaxon avrebbe saputo aggiungere più di un tocco d’anima e di umanità.

brani inseriti nel live show:

consiglio per l’acquisto: non per nuovi alla band. Un concentrato dei VDGG in formato trio.

rating del recensore: ★★★

PH > Thin Air


Fie! giugno 2009

The Mercy
Your Face On The Street
Stumbled
Wrong Way Round
Ghost Of Planes
If We Must Part Like This
Undone
Dimished
The Top Of The World Club

tutti i brani di Peter Hammill
registrato dall’agosto 2008 al marzo 2009 a Terra Incognita, Wilts, da
Peter Hammill

Thin Air può essere considerato il terzo capitolo di una trilogia dalla sintassi sperimentale che comprende Incoherence che trattava dell'inefficacia del linguaggio e Singularity che rifletteva sulla vecchiaia e la morte. Thin Air, "aria sottile", riguarda la scomparsa, il cambiamento, la perdita: il dissolversi.
Dei tre episodi questo potrebbe essere considerato il più accessibile non tanto per una sua orecchiabilità (che non abbonda) quanto per la cura della registrazione e per l’aria patinata che gli donano strumenti che viaggiano dalle parti dell’elettronica (sintetizzatori, tastiere e filtri per le chitarre e le voci). Nella tradizione hammilliana della coerenza fra il testo e la musica, i suoni tendono ad evocare la purezza, la leggerezza e l’inconsistenza dell’aria sottile, l’aria di alta quota. Si dice che l’idea del disco sia nata in Hammill anni prima in una visita alla cima delle torri gemelle del World Trade Center (il top of the world club, suppongo), ed ovviamente successivamente evocata dalla tragedia delle stesse. Non a caso uno dei brani che sembrano richiamare l’11 settembre si intitola Ghost Of Planes. Non solo di questo si canta in Thin Air, ma anche di altre scomparse, come quella della ragazza sul chi l’ha visto dei manifesti o della bottiglia del latte di Your Face On The Street, o la fuga di If We Must Part Like This, o l’addio al mondo di The Mercy. Dal punto di vista musicale Thin Air è meno che minimalista: dei nove pezzi, giusto uno, Undone, si potrebbe definire una canzone (che infatti ha trovato il suo posto fra i brani del live show di Hammill). Per il resto si vaga fra echi, suoni, dissonanze, voci e cori filtrati ed il eco. Da questo punto di vista il brano perfetto è il conclusivo The Top Of The World Club, che nell’arco di nove minuti riesce ad evocare emozione e lirismo in un cantato che si fa corale. Anche la gelida The Mercy in apertura si può dire ben riuscita.


brani inseriti nel live show: Undone

consiglio per l’acquisto:

rating del recensore: ★★★½

VDGG > Live At The Paradiso


Voiceprint, giugno 2009 (registrato in concerto il 14 aprile 2007)

Lemmings
A Place To Survive
Lifetime
(In The) Black Room
Every Blood Emperor
All That Before
Gog

Meurglys III, The Songwriter's Guild
The Sleepwalkers
Man-Erg
Scorched Earth

registrato il 14 aprile 2007 al The Paradiso Club di Amsterdam da:

Hugh Banton: organo
Guy Evans: batteria
Peter Hammill: voce, chitarra, piano

Dopo essere rimasti orfani di David Jackson, prima ancora di chiudersi in studio a registrare come trio l'album che avrebbe preso il titolo di Trisector, i VDGG si impegnarono a scegliere materiale da riarrangiare senza sassofono, ed intrapresero un tour per testare la nuova formazione e i nuovi numeri. Il concerto di mezzo aprile ad Amsterdam al delizioso club The Paradiso era cronologicamente il decimo degli show. I tre si sentivano pronti per registrare il concerto per un film ed un relativo CD musicale, che sarebbero stati pubblicati solo un paio d'anni più tardi da Voiceprint.
Nonostante la defezione importante, la band era con tutta evidenza in piena forma e non mancava d'entusiasmo, ed il concerto fu splendido. Il suono non appare affatto monco o meno completo, e gli arrangiamenti non fanno pesare la mancanza delle parti di sax.
La scelta dei brani non è dissimile da quella dello show del 2005 registrato per Real Time. Ancora i classici lontani sono rappresentati da Lemmings (con una gran partecipazione, ovviamente, dell'organo di Banton), Man-Erg e In The Black Room, oltre all'altra canzone 'mancata' dei VDGG, Gog, pubblicata a suo tempo su In Camera di Peter Hammill.
Il periodo di mezzo è rappresentato di nuovo da The Sleepwalkers e Scorched Earth, più Meurglys III e A Place To Survive da World Record.
Fra le nuove, Every Blood Emperor viene da Present, mentre le nuove Lifetime e All That Before sarebbero state inserite in Trisector.
Un concerto perfetto.

consiglio per l’acquisto: un'altra grande testimonianza dei VDGG in concerto, questa volta nel formato a tre.

rating del recensore: ★★★★★

VDGG > Trisector


Virgin, marzo 2008

The Hurlyburly
Interference Patterns
The Final Reel
Lifetime
Drop Dead
Only In A Whisper
All That Before
Over The Hill
(We Are) Not Here

brani di Banton, Evans, Hammill
registrato dal 2 al 13 luglio 2007 al gaia Center, Delabole, Kernow da:

Hugh Banton: organo, basso
Guy Evans: batteria, percussioni
Peter Hammill: voce, chitarre, piano

Nel bel mezzo dei fasti della reunion della band, con un ottimo disco e un grande live show, cade come un fulmine a ciel sereno la notizia dell'abbandono del sassofonista David Jackson (o più probabilmente del suo licenziamento). Non c'è mai stata una comunicazione ufficiale dei motivi della separazione, ma è probabile che siano legati alla scarsa disponibilità di Jackson verso un impegno a tempo pieno con il gruppo. Per evitare che la cosa rappresentasse un pericolo per l'integrità dei VDGG "mark III", Hammill preferì lasciare Jackson del tutto fuori dal progetto. Una decisione di carattere, ma non facile, perché non solo Jaxon è un sassofonista di grande fascino, ma il suo contributo al sound della band è determinante quanto la voce di Peter, e spesso l'intervento delle note emozionanti del sassofono costituiscono un gancio per l'attenzione dello spettatore nel sound spigoloso e difficile della band.
Comunque i tre membri superstiti si impegnarono per riscrivere gli arrangiamenti dei pezzi in modo da poter fare a meno del sax, e si misero on the road per testare il nuovo sound (testimoniato dal Live at the Paradiso, registrato in aprile ma edito solo un anno dopo).
In luglio entrarono in studio con un materiale scritto per un trio, in cui la gran parte fu affidata alle tastiere, piano ed organo. Anche se i brani sono tipicamente alla Hammill, appare la firma dei tre membri, a testimoniare lo sforzo collettivo degli arrangiamenti e forse anche a ricompensare i musicisti fedeli. Il suono è ancora brillante, ma la mancanza del sax si avverte, e spesso si ha l'impressione di trovarsi di fronte ad uno dei recenti dischi solisti di Hammill più che al nuovo album dei Van Der Graaf Generator. Bello lo strumentale che introduce il disco, The Hurlyburly, e belli spunti sparsi ovunque fra le canzoni. Un disco elegante. Abbastanza per soddisfare la sete di musica della grande band inglese. Non abbastanza per gli appetiti della Virgin Records che, dopo aver riesumato l'etichetta Charisma per ristampare il catalogo di VDGG e PH, scioglierà il contratto al gruppo.

brani inseriti nel live show: All That Before

consiglio per l’acquisto: un buon album per completare la collezione dei VDGG

rating del recensore: ★★★½